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Riassunto canto 17 (XVII) del poema Orlando Furioso

Il giorno dopo Grifone, Orrilige e Martano, nuovo amante di lei, si recano al torneo.
Sarà vincitore chi riuscirà a sconfiggere tutti e otto i cavalieri scelti dal Norandino tra i più valorosi e più fedeli suoi servitori. Il premio per il vincitore è un’armatura (appartenenti a Marfisa, ma Norandino non lo sa) che il re ha ricevuto il giorno prima in dono da un mercante.
Martano entra nell’arena per sfidare gli otto cavalieri, ma, visto morire accidentalmente il cavaliere che lo precede, alla fine fugge deriso da tutti gli spettatori. Grifone è acceso di vergogna e d’ira per il comportamento del compagno, sa che il popolo si aspetta da lui lo stesso atteggiamento codardo e sa che ogni suo minimo errore verrà deriso.
Grifone si lancia al combattimento è sconfigge subito, uno dopo l’altro, i primi sette cavalieri. Con l’ultimo, il più forte, il combattimento dura poco di più. Grifone è decisamente superiore, la sua armatura incantata non viene neanche graffiata dai colpi dell’altro, la cui armatura è invece ormai a pezzi.
Norandino fa separare i contendenti e pone termine al torneo; è Grifone il vincitore.

Più arrabbiato per il comportamento del compagno che felice per la propria vittoria, Grifone torna irato da Martano e Orrilige. Lei però lo convince a scusare il vile cavaliere ed a partire con loro silenziosamente e segretamente per consentire a Martano un viaggio sicuro, fuori dalla vista degli abitanti di Damasco.
Grifone cade però in un profondo sonno. Martano ruba cavallo, armi ed armatura al cavaliere per travestirsi da lui e ricevere premio ed onori dal re (il re non aveva ancora saputo il nome né visto il volto del vincitore).
Orrilige e Martano vengono così condotti nel palazzo reale.

Grifone si risveglia la sera e si accorge dell’inganno subito. Si rende quindi finalmente conto che Martano non è il fratello ma l’amante di Orrilige e decide di vendicarsi.
Prende le armi, l’armatura ed il cavallo lasciati dal vile cavaliere e si mette subito in viaggio per abbandonare la città.
Dall’alto di un castello il re riconosce però il cavaliere tanto deriso il giorno prima e confessa a Martano di lasciarlo andare libero da ogni punizione solo in quanto suo compagno. Il vile cavaliere risponde però di non conoscere chi esso sia, di essersi lui stesso trattenuto dal punirlo per rispetto nella giornata di festa, e che quindi il re farebbe a lui cosa più grata se decidesse di punirlo invece che lasciarlo andare libero.

Secondo gli ordini di Norandino, Grifone viene quindi fatto prigioniero ed esposto il giorno dopo alla pubblica umiliazione, su di un carro trainato da buoi che trascina le armi e l’armatura che aveva indosso.
Lasciato finalmente libero all’ingresso della città, Grifone però indossa subito l’armatura e riprende le armi di Martano, pronto a vendicarsi dell’umiliazione e combattere nuovamente per il proprio onore.

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