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I LIMONI di Eugenio Montale | Testo, parafrasi e commento

Analisi:
La forma e lo stile. I limoni è la poesia d’apertura della prima sezione di Ossi di seppia, intitolata Movimenti. Il componimento è suddiviso in quattro strofe, per lo più di endecasillabi e settenari, con un misurato impiego delle rime. Alle prime due strofe, che chiudono idealmente la prima parte della poesia, corrispondono le successive due, caratterizzate rispettivamente dal tono riflessivo (prima e terza strofa) e dal tono più lirico ed evocativo. Il lessico e, più in generale, lo stile non riguardano semplicemente l’aspetto formale, ma sono i temi stessi della lirica, che si pone come un’enunciazione di poetica: Eugenio Montale dichiara a chiare lettere che il suo linguaggio si discosta da quello dei poeti laureati, quindi l’impiego di parole più prossime alla lingua comune diventa una scelta di campo e una prospettiva privilegiata per indagare la realtà. A ben guardare, tuttavia, Montale desume da D’Annunzio la ricchezza del vocabolario, sempre vario e sorprendente, nonostante il poeta ligure privilegi forme meno auliche e dalla musicalità dissonante (pozzanghere, viuzze, gazzarre, ciuffi di canne, s’affolta, disunisce, disbroglia…). Nello stesso tempo alcuni vocaboli rari e caratterizzati dall’estrema precisione denotativa, in particolare in ambito botanico e naturalistico (cimase, ciglioni, anguilla, bossi, ligustri, acanti) sembrano rimandare al Pascoli di Myricae.

I temi. I limoni è una poesia-manifesto di Ossi di seppia e della visione del mondo montaliana. Il nucleo tematico riguarda contemporaneamente il piano estetico e quello etico. Per quanto riguarda le scelte stilistiche, la presa di distanza dai poeti laureati, in particolare da D’Annunzio (ma in una certa misura anche Carducci e Pascoli), si manifesta nella scelta di un lessico più prossimo alla realtà delle cose, di un linguaggio scarno ed essenziale, talora dall’andamento prosastico, che fa meno uso di parole ricercate e auliche. Nello stesso tempo, sul piano etico Montale rifiuta il “disimpegno” di D’Annunzio e la visione estetizzante della letteratura, per proporre una poesia che si faccia carico delle domande fondamentali sull’esistenza e sul destino dell’uomo. In questa prospettiva i limoni assumono una valenza simbolica del tutto nuova: oltre all’insolito ruolo di protagonisti nel discorso poetico, diventano un simbolo di speranza e di riscatto, segnando un cambio di passo decisivo nella poesia della prima metà del Novecento. Proprio perché Montale li predilige alle più nobili piante / dai nomi poco usati, i limoni diventano l’emblema dello sbaglio di natura, dell’anello che non tiene e riescono a rompere la catena deterministica dell’esistenza, in cui si alternano angoscia e inquietudine, prigioni dell’umanità: il loro profumo e il loro giallo intenso sono dei veri e propri miracoli, e svelano aspetti della realtà che l’uomo non era stato in grado di cogliere.

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