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LA CASA DEI DOGANIERI di Eugenio Montale | Testo, parafrasi e commento

Analisi:
La forma e lo stile. La casa dei doganieri è composta di sei strofe di varia lunghezza, con prevalenza di endecasillabi. La scansione più che seguire un andamento logico, risponde a criteri ritmici che isolano le singole strofe trasformandole in barlumi di memoria che affiorano nella mente del poeta. La continuità del testo è invece garantita dalla fitta trama di rime, che spesso uniscono versi appartenenti a strofe diverse. L’ossessivo Tu non ricordi che apre la lirica e che si ripete lungo il testo assume la forma di un motivo musicale e conferisce ulteriore ritmo al componimento. Allo stesso tempo l’insistenza sul “non” implica una condizione negativa che prelude alla perdita della memoria (nucleo tematico del testo). Come suggerisce il critico Dante Isella, le immagini della bussola impazzita, del calcolo dei dadi, della banderuola che gira senza pietà e del frangente che si abbatte sulla balza sono altrettanti correlativi oggettivi del senso di smarrimento che prova il poeta.

I temi. Apparsa su rivista già nel 1930, La casa dei doganieri si pone come anello di congiunzione tra Ossi di seppia e Le occasioni, in cui è confluita e di cui rappresenta uno dei testi più antichi. Se sullo sfondo persiste il paesaggio ligure, nello specifico quello delle Cinque terre (la casa dei doganieri era un edificio abbandonato nei pressi di Monterosso), la visita a quei luoghi avviene su un piano memoriale. E proprio il tema della memoria, decisivo in questa lirica, ritorna in vari componimenti delle Occasioni. In questo componimento la memoria, legata a un luogo, evoca un affetto che il tempo sta via via consumando e cancellando. Il tu vocativo, cui l’io lirico si rivolge, è assente e, come lascia supporre il poeta, non è più in grado di ricordare quel che il poeta invece si ostina a conservare nella memoria. Dietro questo fantasma femminile si cela Anna degli Uberti, con cui il giovane Montale trascorreva i mesi estivi a Monterosso. Lo sforzo di tenere in vita il ricordo diventa per Montale una forma di resistenza allo smarrimento esistenziale del soggetto e al suo isolamento, un motivo di sopravvivenza nella precarietà della vita. Ritorna infine il tema del “varco”, dell’illusione in grado di portare il soggetto fuori dal desolante disagio cui la vita lo destina: il varco è qui (v. 19) sembra rinviare a una duplice possibilità: e cioè che il riscatto risieda in una misteriosa fuga (simboleggiata dalla luce della petroliera all’orizzonte) o nella capacità di preservare la memoria degli affetti e dei luoghi cari dalla corrosione del tempo. Conservare il ricordo di una persona amata, infine, può significare per il poeta, mantenere un sottilissimo legame con quella persona, che va al di là dell’amore finito: è forse un estremo tentativo di riscattare lo scacco delle illusioni che chiude il testo (Tu non ricordi la casa di questa / mia sera. Ed io non so chi va e chi resta).

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