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Parafrasi canto 4 (IV) dell’Inferno di Dante

Vidi così adunarsi la bella scuola
di Omero, principe del più sublime tra tutti i generi poetici,
che sovrasta gli altri poeti come fa l’aquila in cielo.

Dopo che ebbero parlato un poco tra loro,
si rivolsero a me con un cenno di saluto,
e Virgilio sorrise compiaciuto per quel gesto;

ed anzi mi fecero un onore ancora più grande,
accogliendomi nel gruppo come uno di loro,
così che fui la sesta persona in mezzo ai quei grandi saggi.

Andammo tutti insieme fino al la luce parlando di cose,
in lode mia, che, per modestia, non posso che tacere,
tanto mi parve bello il modo in cui là ne parlavano.

Giungemmo ai piedi di un bellissimo castello,
circondato da sette cerchia di alte mura
e lambito, come fosse a difesa, da una bel fiumiciattolo.

Attraversammo il fiume facilmente, come fosse stato di terra;
attraversai quindi sette porte insieme a questi spiriti saggi:
giungemmo infine in un prato d’erba fresca.

In quel prato trovai gruppi di persone dallo sguardo riflessivo
e grave, che nelle sembianze mostravano una grande autorità:
parlavano poco, con voci soavi, dolci.

Ci mettemmo in uno degli angoli del cortile,
su una piccola altura aperta allo sguardo e luminosa, così
da essere in grado di vedere tutti quanti gli spiriti presenti.

Dritto da là, stando su quel tappeto erboso,
mi furono mostrati gli spiriti liberali,
la cui vista ancora oggi mi rende orgoglioso.

Là vidi Elettra con molti compagni, e suoi discendenti,
tra i quali riconobbi Ettore ed Enea,
Cesare tutto armato e con uno sguardo aquilino.

Vidi anche Camilla e Pentesilea, regina delle amazzoni;
da un’altra parte vidi il re Latino
seduto insieme alla figlia Lavinia.

Vidi anche quel Bruto, Giunio, che cacciò Tarquinio il Superbo
da Roma, vidi poi Lucrezia, Giulia, Marzia e Cornelia;
e tutto solo, in disparte, vidi anche il Saladino.

Dopo che ebbi alzato un poco lo sguardo,
vidi anche Aristotele, maestro dei sapienti,
seduto in mezzo alla sua famiglia di filosofi.

Tutti prestano attenzione a lui, tutti gli rendono onore:
vidi lì in mezzo Socrate e Platone
primeggiare sugli altri e stare più vicini ad Aristotele;

vidi poi Democrito, secondo cui il mondo è nato casualmente,
Diogene, Anassagora e Talete,
Empedocle, Eraclito e Zenone;

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