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Testo del canto 39 (XXXIX) del poema Orlando Furioso

70
Non però si fermar; ma ne la frotta
degli altri che fuggivano, cacciarsi,
di qua di là facendo ad ogni botta
molti cader senza mai più levarsi.
A mal partito era la gente rotta,
che per fuggir non potea ancor salvarsi;
ch’Agramante avea fatto per suo scampo
chiuder la porta ch’uscia verso il campo,

71
e fatto sopra il Rodano tagliare
i ponti tutti. Ah sfortunata plebe,
che dove del tiranno utile appare,
sempre è in conto di pecore e di zebe!
Chi s’affoga nel fiume e chi nel mare,
chi sanguinose fa di sé le glebe.
Molti perir, pochi restar prigioni;
che pochi a farsi taglia erano buoni.

72
De la gran moltitudine ch’uccisa
fu da ogni parte in questa ultima guerra
(ben che la cosa non fu ugual divisa;
ch’assai più andar dei Saracin sotterra
per man di Bradamante e di Marfisa),
se ne vede ancor segno in quella terra;
che presso ad Arli, ove il Rodano stagna,
piena di sepolture è la campagna.

73
Fatto avea intanto il re Agramante sciorre
e ritirar in alto i legni gravi,
lasciando alcuni, e i più leggieri, a torre
quei che volean salvarsi in su le navi.
Vi ste’ duo dì per chi fuggia raccorre,
e perché venti eran contrari e pravi.
Fece lor dar le vele il terzo giorno;
ch’in Africa credea di far ritorno.

74
Il re Marsilio che sta in gran paura
ch’alla sua Spagna il fio pagar non tocche,
e la tempesta orribilmente oscura
sopra suoi campi all’ultimo non scocche;
si fe’ porre a Valenza, e con gran cura
cominciò a riparar castella e rocche,
e preparar la guerra che fu poi
la sua ruina e degli amici suoi.

75
Verso Africa Agramante alzò le vele
de’ legni male armati, e voti quasi;
d’uomini voti, e pieni di querele,
perch’in Francia i tre quarti eran rimasi.
Chi chiama il re superbo, chi crudele,
chi stolto; e come avviene in simil casi,
tutti gli voglion mal ne’ lor secreti;
ma timor n’hanno, e stan per forza cheti.

76
Pur duo talora o tre schiudon le labbia,
ch’amici sono, e che tra lor s’han fede,
e sfogano la colera e la rabbia;
e ‘l misero Agramante ancor si crede
ch’ognun gli porti amore, e pietà gli abbia:
e questo gl’intervien, perché non vede
mai visi se non finti, e mai non ode
se non adulazion, menzogne e frode.

77
Erasi consigliato il re africano
di non smontar nel porto di Biserta,
però ch’avea del popul nubiano,
che quel lito tenea, novella certa;
ma tenersi di sopra sì lontano,
che non fosse acre la discesa ed erta;
mettersi in terra, e ritornare al dritto
a dar soccorso al suo populo afflitto.

78
Ma il suo fiero destin che non risponde
a quella intenzion provida e saggia,
vuol che l’armata che nacque di fronde
miracolosamente ne la spiaggia,
e vien solcando inverso Francia l’onde,
con questa ad incontrar di notte s’aggia,
a nubiloso tempo, oscuro e tristo,
perché sia in più disordine sprovisto.

79
Non ha avuto Agramante ancora spia,
ch’Astolfo mandi una armata sì grossa;
né creduto anco a chi ‘l dicesse, avria,
che cento navi un ramuscel far possa:
e vien senza temer ch’intorno sia
che contra lui s’ardisca di far mossa;
né pone guardie né veletta in gabbia,
che di ciò che si scuopre avisar abbia.

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