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Riassunto canto 12 (XII) del poema Orlando Furioso

Angelica è triste per aver sottratto l’elmo al conte, consegnandolo infine involontariamente allo spagnolo Ferraù. Non è questo ciò che Orlando meritava per quanto aveva fatto per lei, e si lamenta quindi con sé stessa.
Precedendo il suo viaggio verso l’oriente, incontrerà infine un giovane ferito mortalmente al petto.

Recuperato un altro elmo senza cimiera, Orlando procede nella propria ricerca di Angelica.
Giunge nei pressi di Parigi nel periodo in cui re Agramante è impegnato a cingere d’assedio la città per fare cedere infine il proprio nemico. A tale scopo aveva riunito un enorme gruppo di soldati e si apprestava in quel momento a riorganizzarlo.
Alzirdo, re di Tlemsen, capitano di una delle schiere di soldati, vedendo passare un cavaliere dall’aspetto tanto fiero e valoroso, volle subito metterlo alla prova e si lancia a cavallo contro il conte; finisce morto con il cuore trafitto.
Gli altri soldati, avendo assistito alla scena, circondano l’avversario misterioso ed iniziano a colpirlo in ogni modo. Orlando estrae la propria spada, Durindana, e fa una strage di saraceni. Si mettono subito in fuga fino a che non vede che sul campo di battaglia non è rimasta nessuna persona viva.

Proseguendo il proprio viaggio, una notte il conte Orlando trova una grotta con l’ingresso principale bloccato ma dalla quale, attraverso una apertura, vede uscire una luce intensa.
Pensando subito che al suo interno si trovi prigioniera Angelica, Orlando vi entra e trova così al suo interno una giovane e bellissima ragazza, con gli ogni bagnati dalle lacrime, in compagnia di una vecchia.
Orlando gli domanda chi sia la persona tanto crudele che le tiene imprigionate in quella caverna.

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