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Riassunto canto 28 (XXVIII) del poema Orlando Furioso

Terminata la storia, l’oste riceve l’approvazione di Rodomonte ma anche i rimproveri di un vecchio. L’uomo sostiene che quella cattiveria era il frutto di una esperienza negativa vissuta in prima persone. L’ira aveva fatto divenire una malattia la colpa di una sola donna, quando invece, nella realtà, sono gli uomini a cadere più facilmente in tentazione.
Rodomonte non vuole però sentire queste verità e zittisce subito il vecchio con minacce.

Il cavaliere saraceno passa una notte agitata. Il giorno dopo parte per mare, per poi decidere di proseguire nuovamente a cavallo, visto che anche su una nave il suo animo continuava ad essere tormentato.
Giunge infine presso un villaggio abbandonato dai suoi abitanti a causa della minaccia saracena, e prende alloggio in una chiesetta. Abbandonata l’idea di ritornare ad Algieri, Rodomonte decide quindi di rimanere a vivere lì.

Passano un giorno da quello stesso villaggio Isabella ed il monaco che l’aveva salvata dal suicidio, diretti al monastero di Provenza, e con al seguito il corpo morto di Zerbino. La donna è ancora disperata per la perdita del proprio amato, ma nonostante ciò è ancora dotata di una bellezza sufficiente ad attirare l’attenzione del saraceno, che subito abbandona le preoccupazioni e decide di concentrare tutto il suo amore su di lei.
Saputa la storia della donna e la sua decisione di chiudersi nel monastero (aveva fatto voto di castità), Rodomonte cerca di persuadere Isabella ad abbandonare il proposito, dicendo che la sua scelta equivaleva a sotterrare un tesoro. Il monaco cerca di venire in aiuto alla donna, ma finisce con l’accendere d’ira il guerriero e viene subito aggredito.

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