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Riassunto canto 33 (XXXIII) del poema Orlando Furioso

Tornando ora a parlare delle avventure di Astolfo: il cavaliere, in sella all’ippogrifo, dopo aver esplorato in lungo ed in largo la Francia a la Spagna, ed essere poi passato in Africa, raggiunge infine l’Etiopia, sulla sponda cristiana del Nilo.
Astolfo fa visita al re d’Etiopia Senapo e lo trova tormentato dalle arpie. I mostri alati giungevano a saccheggiare il suo palazzo ogni volta che veniva allestito un banchetto.
Le arpie erano state mandate da Dio per punirlo per aver voluto, quando era giovane, muovere il proprio esercito verso la sorgente del Nilo, verso i monti della Luna, sede del paradiso terrestre, per assoggettare i suoi abitanti. Il re d’Etiopia venne in quell’occasione anche reso cieco da Dio.
Come termine per la punizione, venne predetta a Senapo la venuta dal cielo di un cavaliere in sella ad una cavallo alato, Astolfo viene quindi ora accolto come un salvatore.
Su indicazione del cavaliere cristiano, viene allestito un bacchetto per fare da esca alle sette arpie e, appena queste giungono, Astolfo tenta di ferirle con la spada senza però riuscire nel suo intento.
Viene fatto preparare un secondo banchetto, viene chiesto a tutti gli abitanti del castello di tapparsi le orecchie, Astolfo monta in sella all’ippogrifo e, questa volta, non appena vede arrivare i mostri dà subito fiato al suo corno incantato facendoli scappare terrorizzati.
Le arpie, inseguite dal cavaliere, che non smette di suonare il corno, raggiungono il monte della Luna e si infilano subito nella grotta che porta fino agli abissi dell’Inferno.

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