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LO SCALDINO di Luigi Pirandello | Testo

– Sta’ zitta! – la interruppe il vecchio, scrollandosi convulso; e si mise a tossire.
Ricordava la figlia, che gli aveva lasciato così, sulle ginocchia, una creaturina come quella. La strinse piano piano a sé, teneramente. La carezza però non era per lei, era per la nipotina, ch’egli in quel punto ricordava così piccola, e quieta e buona come questa.
Venne dal caffè un piú forte scoppio d’applausi e di grida scomposte.
– Infame! – esclamò a denti stretti la donna. – Se la spassa là, con quella brutta scimmia piú secca della morte. Di’, viene qua ogni sera al solito, è vero? a comprare il sigaro, appena esce.
– Non so, – disse Papa–re, alzando le spalle.
– Cesare, il Milanese, come non sai? Quel biondo, alto, grosso, con la barba spartita sul mento, sanguigno. Ah, è bello! E lui lo sa, canaglia, e se n’approfitta. Non ti ricordi che mi prese con sè, l’anno scorso?
– No, – le rispose il vecchio, seccato. – Come vuoi che mi ricordi, se non ti lasci vedere?
La donna emise un ghigno, come un singulto, e disse cupamente:
– Non mi riconosceresti piú. Sono quella che cantava i duettini con quello scimunito di Peppot. Peppot, sai? Monte Bisbin? Sì, quello. Ma non fa nulla, se non ti ricordi. Non sono piú quella. M’ha finita, mi ha distrutta, in un anno. E sai? In principio, diceva anche che mi voleva sposare. Roba da ridere, figurati!
– Figurati! – ripeté Papa–re, già mezzo appisolato.
– Non ci credetti mai, – seguitò la donna. – Dicevo tra me: Purché mi tenga, ora. E lo dicevo per via di codesta creatura che, non so come, forse perché mi presi troppo di lui, avevo concepito. Dio mi volle castigare così. Poi, che ne sapevo io? poi fu peggio. Avere una figlia! pare niente! Gilda Boa… ti ricordi di Gilda Boa? mi diceva: « Buttala! ». Come si butta? Lui, sì, la voleva buttare davvero. Ebbe il coraggio di dirmi che non gli somigliava. Ma guardala, Papa–re, se non è tutta lui! Ah, infame! Lo sa bene che è sua, che io non potevo farla con altri, perché per lui io… non ci vedevo piú dagli occhi, tanto mi piaceva! E gli sono stata peggio d’una schiava, sai? M’ha bastonata, ed io zitta; m’ha lasciata morta di fame, ed io zitta. Ci ho sofferto, ti giuro, non per me, ma per codesta creatura, a cui, digiuna, non potevo dar latte. Ora poi…
Seguitò così per un pezzo; ma Papa–re non la sentiva piú: stanco, confortato dal calore di quella piccina trovata lì in luogo del suo scaldino, s’era al suo solito addormentato. Si destò di soprassalto, quando, aperta la vetrata del caffè, gli avventori cominciarono a uscire rumorosamente, mentre gli ultimi applausi risonavano nella sala. Ma, ov’era la donna?
– Ohé! Che fai? – le domandò Papa–re, insonnolito.
Ella s’era cacciata carponi, ansimante, tra i piedi della sedia alta, su cui Papa–re stava seduto; aveva schiuso con una mano lo sportello; e rimaneva lì, come una belva, in agguato.
– Che fai? – ripeté Papa–re.
Una pistolettata rintronò in quel punto fuori del chiosco.
– Zitto, o arrestano anche te! – gridò la donna al vecchio, precipitandosi fuori e richiudendo di furia lo sportello.

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