Footer menù

LUMIE DI SICILIA di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

— Ero venuto, zia Marta, — disse in fretta, — anche per restituirvi questo denaro che mi avete mandato. Che ha voluto essere, pagamento? restituzione? Vedo che Teresina è divenuta una…, sì, mi pare una regina! vedo che… niente! neanche a pensarci più! Ma, questo denaro, no: non mi meritavo questo da lei… È finita, e non se ne parla più… ma, denari, niente! Mi dispiace solo che non sono tutti…
— Che dici, figliuolo mio? — cercò d’interromperlo, afflitta e con le lagrime agli occhi, zia Marta.
Micuccio le fe’ cenno di star zitta.
— Non li ho spesi io: li hanno spesi i miei parenti, durante la malattia, senza ch’io ne sapessi nulla. Ma vanno per quella miseria che spesi io allora… vi ricordate? Non ci pensiamo più. Qua c’è il resto. E io me ne vado.
— Ma come? Così di furia? — esclamò zia Marta, cercando di trattenerlo. — Aspetta almeno che lo dica a Teresina. Non hai sentito che voleva rivederti? Vado a dirglielo…
— No, è inutile, — le rispose Micuccio, deciso. — Lasciatela star li con quei signori; lì sta bene, al suo posto. Io, poveretto… L’ho veduta; m’è bastato… O piuttosto, andate pure… andate anche voi di là… Sentite come si ride? Io non voglio che si rida di me… Me ne vado.
Zia Marta interpretò nel peggior senso quella risoluzione improvvisa di Micuccio: come un atto di sdegno, un moto di gelosia. Le sembrava ormai, poverina, che tutti – vedendo sua figlia – dovessero d’un tratto concepire il più tristo dei sospetti, quello appunto per cui ella piangeva inconsolabile, trascinando senza requie il suo cordoglio segreto fra il tumulto di quella vita di lusso odioso che disonorava sconciamente la sua stanca vecchiaia.
— Ma io, — le scappò detto, — io ormai non posso più farle la guardia, figliuolo mio…
— Perché? — domandò allora Micuccio, leggendole a un tratto negli occhi il sospetto ch’egli non aveva ancora avuto; e si rabbujò in volto.
La vecchietta si smarrì nella sua pena e si nascose la faccia con le mani tremule, ma non riuscì a frenar l’impeto delle lagrime irrompenti.
— Sì, sì, vattene, figliuolo mio, vattene… — disse soffocata dai singhiozzi. — Non è più per te, hai ragione… Se mi aveste dato ascolto!
— Dunque, — proruppe Micuccio chinandosi su lei e strappandole a forza una mano dal volto. Ma fu tanto accorato e miserevole lo sguardo con cui ella gli chiese pietà portandosi un dito su le labbra, che egli si frenò e aggiunse con altro tono, forzandosi a parlar piano: — Ah, lei dunque, lei… lei non è più degna di me. Basta, basta, me ne vado lo stesso… anzi, tanto più, ora… Che sciocco, zia Marta: non l’avevo capito! Non piangete… Tanto, che fa? Fortuna, dicono… fortuna…
Prese la valigetta e il sacchettino di sotto la tavola, e s’avviava per uscire, quando gli venne in mente che lì, dentro il sacchetto, c’eran le belle lumìe ch’egli aveva portato a Teresina dal paese.
— Oh, guardate, zia Marta, — riprese.
Sciolse la bocca al sacchetto e, facendo riparo d’un braccio, versò quei freschi frutti fragranti sulla tavola.
— E se mi mettessi a tirare tutte queste lumìe, — soggiunse, — sulla testa di quei galantuomini là?
— Per carità, — gemette la vecchina tra le lagrime, facendogli un nuovo cenno supplichevole di tacere.
— No, niente, — riprese Micuccio, ridendo acre e rimettendosi in tasca il sacchetto vuoto. — Le avevo portate a lei; ma ora le lascio a voi sola, zia Marta.
Ne prese una e la accostò al naso di zia Marta.
— Sentite, zia Marta, sentite l’odore del nostro paese… E dire che ci ho anche pagato il dazio… Basta. A voi sola, badate bene… A lei dite così: « Buona fortuna! » a nome mio.
Riprese la valigetta e andò via. Ma per la scala, un senso d’angoscioso smarrimento lo vinse: solo, abbandonato, di notte, in una grande città sconosciuta, lontano dal suo paese; deluso, avvilito, scornato. Giunse al portone, vide che pioveva a dirotto. Non ebbe il coraggio d’avventurarsi per quelle vie ignote, sotto quella pioggia Rientrò pian piano, rifece una branca di scala, poi sedette sul primo scalino e appoggiando i gomiti su le ginocchia e la testa tra le mani, si mise a piangere silenziosamente.

Comments are closed.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web