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COME IL SOLE DOPO LA TEMPESTA di Erica Brusco

Alex ci offrì un passaggio sulla sua Punto bianca fino a Badia e durante il breve tragitto, Erika ed io ridacchiammo per le bottiglie di plastica che rotolavano accanto ai nostri piedi. Ai due ragazzi si aggiunse Paolo, stempiato e grassottello ma simpatico.
La serata passò allegramente e finii pure per sbattere la nuca addosso al pilastro che avevo dietro di me. Alex non perdeva occasione per farmi capire che mi trovava carina e per informarsi se ero fidanzata. Peccato però che le stesse adulazioni le rivolgeva scherzosamente anche alla mia amica. Tuttavia non me la presi a male per la sua civetteria, perché in fondo era simpatico. Ogni tanto incontravo lo sguardo di Thomas, più taciturno di Alex e sorrisi nel notare le sue palpebre bianche, che alla luce artificiale contornavano gli occhi nocciola vestiti da lunghe ciglia.
Allo scoppiare dei fuochi di mezzanotte, lo stomaco mi faceva quasi male a furia di ridere. Dal bar vedemmo il cielo notturno illuminarsi di frammenti d’arcobaleno che, come meteore, ardevano in un lampo per poi spegnersi. E mentre assistevo a quello spettacolo, mi sentivo sollevata: avevo fatto bene a uscire; mi stavo divertendo molto.
Verso l’una, Alex ci riaccompagnò a Baruchella, dove ci trattenemmo un’altra ora buona tutti insieme a parlare delle vacanze.
Non appena tornammo a casa, Erika mi informò di aver sentito chiaramente che Thomas era rimasto colpito da me e così prese in mano il suo cellulare per mandargli un messaggio col mio numero. Subito dopo un paio di minuti, la suoneria mi fece balzare il cuore.
Grazie mille –Diceva- avevo voglia di conoscere una ragazza così.
Erika mi assicurò che era un ragazzo serio, molto più di Alex. Ero felice di avere il suo numero, ma temevo si ripetesse l’ennesima batosta.
Ridendo e chiacchierando, quella notte facemmo fatica a prendere sonno; riuscimmo persino a sentire i rintocchi delle sei del mattino.
Il pomeriggio seguente, mentre ero a casa, il mio cellulare trillò all’arrivo di un messaggio. Era di Thomas e sentii il sangue affluire tutto insieme alle guance quando lessi le parole: Ciao, come stai?mi ha fatto molto piacere averti conosciuta.
Emozionata, gli risposi che speravo ci saremmo rivisti e lui contraccambiò. Il venerdì successivo mi misi d’accordo con Erika per uscire di nuovo, con la speranza di trovare la compagnia. Indossai anche il bel vestito bianco e grigio che avevo comprato al mare, che danzava leggero alla dolce brezza. Lui c’era, assieme agli altri, ma quando venne a sedersi con noi non parlò molto. La serata fu tranquilla, quasi monotona e alla fine si limitò a salutarmi con un “ciao”.
Nel frattempo io e la mia famiglia partimmo per Molveno, ma durante quei giorni, deliziati dal panorama ameno, dove le acque turchesi erano incorniciate dalle Dolomiti, pensavo a lui e speravo tanto che si facesse sentire. Il mio desiderio fu ripagato perché dopo qualche giorno mi mandò un sms per chiedermi della vacanza e per invitarmi al compleanno di Paolo il sabato successivo. Avendo intuito che non eravamo da soli io e lui, allungai l’invito anche alla mia amica d’infanzia Laura. Purtroppo però, anche in quell’occasione, non fu molto espansivo, ma ci limitammo a parlare ogni tanto del più e del meno, mentre io ammiravo il miele dei suoi occhi. Quando mi salutò, mi promise di venire al mio compleanno.
“Sei sicura che gli piaccio?” Chiesi a Erika.
“Credimi, non è il tipo che manda messaggi, comunque ci penso io a parlarci”.
L’estate volgeva ormai al termine e le giornate diventavano più corte, portandosi via le lunghe ore di luce; con loro iniziavano anche le lezioni a Venezia.
Il venerdì del mio compleanno, il tre di ottobre, Erika tornò a casa con me dall’università per farsi una doccia e andare insieme in pizzeria. C’erano tutti, anche i miei nuovi amici. E soprattutto c’era lui. Dopo la pizza vidi Erika che gli parlava e lui, di punto in banco, diventò rosso come un peperone.
Prima di salutarci alla fine della serata, la mia amica mi pizzicò un braccio.
“E’ timido e va con i piedi di piombo, ma gli piaci”. Sussurrò.
“E perché non mi chiede di uscire?”
“L’ha fatto ma dice che ti sei portata Laura”.
“Per forza” sbottai io. “Non eravamo soli”.
“Non temere, lo farà”.
Il giorno dopo, infatti, mi arrivò un suo messaggio che mi fece quasi cedere le gambe.
Ciao, ieri sera è stata davvero una bellissima festa. Volevo chiederti se ti va di uscire da soli questa sera, perché con gli altri non riesco a dimostrare la mia attrazione per te.
Naturalmente accettai subito di buon grado. Arrivò persino in anticipo, fermandosi con la Peugeot 306 sul ciglio della strada. Andammo alla fiera al Tresto e poi a Este, dove avemmo occasione di conoscerci meglio. Era un semplice operaio, ma era un tipo molto dolce e pacato. A fine serata, però, mi sentii terrorizzata: non sapevo come comportarmi, ero totalmente inesperta in fatto di ragazzi. Ero combattuta tra Dai scema che non ti capiterà più e lo conosco appena. Non me la sentivo ancora di appartarmi con lui e di baciarlo. Lui però si dimostrò comprensivo e mi riaccompagnò a casa. Ero stata davvero bene e nello stomaco sentivo volare farfalle.
Mi promisi di farmi più coraggio e fui io a invitarlo per il venerdì successivo, dato che non avevo lezione fino a tardi.
Quella sera, la più importante della mia vita, segnò una rinascita: andammo al cinema, a vedere una pellicola horror e quando salimmo in macchina, mi colse di sorpresa con un bacio. Le sue labbra, calde e morbide, si posarono sulle mie, guidandomi.
“Non ho mai avuto un ragazzo”.
Mi accarezzò dolcemente la guancia.
“Non temere” Mi sussurrò. “Ti insegnerò io tutto”. Mi guardò intensamente e pronunciò le parole che mi fermarono quasi il respiro.
“Sono innamorato di te…ci mettiamo insieme?”
In quel momento fu come se si aprisse un bivio: potevo scappare oppure intraprendere quella nuova avventura, accettando i rischi e lasciando da parte i mille interrogativi del futuro. Mi persi nei suoi meravigliosi occhi buoni e accettai di iniziare la mia nuova vita. Da allora le nostre anime sono diventate una sola: lui mi ha accompagnato e continua tuttora, in ogni singola tappa del nostro rapporto, con infinita dolcezza, profondo rispetto e devozione, dimostrandomi il suo amore. Con lui è come se oltre a mia madre, fosse sceso un altro angelo dal cielo, che mi ha insegnato questo nuovo sentimento e che accetta anche il peggio di me. Il tocco della sua mano è un balsamo di tranquillità e sicurezza. Questa è la prova che quando ti dicono “credici che il meglio deve ancora arrivare”, è vero: l’attesa viene ricompensata. Ora siamo marito e moglie ed è meraviglioso sentire il suo respiro notturno e aspettarlo la sera, quando torna dal lavoro. Ovviamente il nostro cammino è ancora lungo, ma con lui la mia vita è illuminata dal sole di un’eterna primavera.

Racconto di Erica Brusco, www.ericabrusco.it

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