Footer menù

Parafrasi canto 20 (XX) del Purgatorio di Dante

Vedo il nuovo Pilato (Filippo il Bello) essere tanto crudele
da non sentirsi appagato da questa morte, e, senza permesso,
dirigere le vele della sua avidità contro l’ordine dei Templari.

Oh mio Signore, quando potrò finalmente gioire
nel vendere punita tanta crudeltà che, nascosta agli uomini,
rende più dolce la tua ira nella tua mente per noi inesplorabile?

Quanto ho prima detto parlando della Madonna, unica sposa
dello Spirito Santo, e che ti ha spinto
a rivolgerti verso di me per chiedermi delle spiegazioni,

è il canto liturgico alternato alle nostre preghiere recitate
per tutta la durata del giorno; ma non appena cala la notte, citiamo
esempi di valore opposto rispetto a quelli (esempi di virtù) che hai udito.

Durante le ore della notte ripetiamo esempi di avidità punita, come
Pigmalione, che traditore, ladro e assassino dei suoi stessi parenti
fu reso dal suo desiderio sfrenato di ricchezze;

e l’infelicità dell’avido re Mida, che fu
la conseguenza del suo continuare a chiedere in modo insaziabile,
per la quale (infelicità) conviene mettersi sempre a ridere.

Del folle Acan ciascuno di noi poi si ricorda,
che derubò i resti della citta di Gerico, così che l’ira
di Giosué sembra colpirlo ancora anche qui nel mondo dei morti.

Denunciamo quindi l’avvidità di Saffira e di suo marito;
lodiamo i calci che si prese Eliodoro come punizione;
e con disonore gira per tutto il monte del Purgatorio

il nome di Polinestore, che uccise Polidoro;
in ultimo gridiamo: “Crasso,
dicci, tu che lo sai: quale sapore ha l’oro?”

A volte uno di noi parla a volce alta ed un altro a voce bassa,
a seconda della forza dell’amore che ci spinge nel proseguire con le parole
una volta con una maggiore ed un’altra con una minore intensità:

pertanto, nell’elencare esempi di virtù, dei quali ci si ricorda durante
il giorno, io non ero da solo poco fa; ma, semplicemente, accanto a me
nessun’altra persona lo faceva come me, alzando la voce.”

Io e Virgilio ci eravamo già allontanati da quello spirito,
e cercavamo in ogni modo di percorrere la strada
quanto più velocemente ci era consentito,

quando io sentii, come se stesse franando qualcosa,
tremare tutto il monte del Purgatorio; e fui colto così da un gelo
simile a quello che si impadronisce di chi va incontro alla sua morte.

Non tremò certamente così tanto l’isola di Delo,
prima che Latona la scegliesse come sua dimora
dove partorire i figli Apollo e Diana, i due occhi del cielo.

Poi da ogni parte si alzò improvvisamente in cielo un grido
tanto forte, che il mio mestro si rivolse e si avvicinò a me, dicendomi,
per tranquillizzarmi: “Non temere, intanto che ci sono io come tua guia.”

Comments are closed.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web