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Parafrasi canto 20 (XX) del Purgatorio di Dante

Ma se le città di Douai, Lille, Gand e Bruges potessero,
fossero in grado, questa sua malvagità verrebbe subito punita;
ed io chiedo che accada a colui che tutto giudica.

Il mio nome in vita è stato Ugo Capeto;
da me sono discesi i Filippi ed i Luigi
da cui attualmente la Francia è governata.

Ero figlio di un macellaio di Parigi:
quando l’antica dinastia dei sovrani si estinse completamente,
tranne che per un discendente fattosi frate (che mise panni grigi),

mi trovai strette tra le mie mani le redini per guidare
sia il governo che il regno, ed una così smisurara potenza
derivante dalle nuove conquiste, ed una così ampia cerchia di amici,

che la corona rimasta vacante fu posta
sulla testa di mio figlio, dal quale
discese poi tutta la dinastia dei re consacrati (i Filippi ed i Luigi).

Finché il dominio della Provenza, ricevuto in dote da mia moglie,
non tolse ai miei discendenti la capacità di contenere i propri impulsi,
la dinastia aveva scarso valore, ma almeno non commetteva male alcuno.

Da lì iniziò però poi a compiere usando la forza e l’inganno
le sue rapine; ed in seguito, per espiare tale peccato,
estese il suo dominio sul Ponthieu, sulla Normandia e sulla Guascogna.

Carlo I d’Angiò venne in Italia e, per penitenza,
fece sua vittima, uccise, Corradino; e poi
rispedì anche in cielo Tommaso, sempre per penitenza.

Vedo che arriverà un giorno, non molto lontano da oggi,
in cui un altro Carlo uscirà fuori dai confini della Francia,
per far meglio conoscere il valore suo e dei suoi uomini.

Uscirà senza nessuna arma ma solo con la lancia (l’astuzia e l’inganno)
che fu in passato già utilizzata da Giuda, e la punterà
con una tale precisione da fare scoppiare la pancia a Firenze.

Pertanto, nessun dominio territoriale, ma solamente colpa e vergogna
guadagnerà con questo suo operare, tanto più grave per sé
quanto meno reputa valere una simile punizione.

L’altro Carlo (Carlo II d’Angiò), che era già uscito dalla Francia su di una
nave, come prigioniero, lo vedo vendere sua figlia e contrattare sul prezzo
così come fanno i corsari con le figlie degli altri catturate e fatte schiave.

Oh avidità, che cosa puoi fare peggio di così,
dopo che la mia discendenza, la mia stirpe hai tirato a te a tal punto
che non ha ora più cura nemmeno dei propri parenti stretti?

Ma perché sembri meno grave il male che verrà fatto e quello già compiuto,
vedo anche entrare nella cittadina di Anagni il giglio di Firenze,
e vedo Cristo essere catturato nella persona del suo vicario in terra, il papa.

Le vedo venire deriso ancora una volta;
lo vedo subire nuovamente l’offesa dell’aceto e del fiele,
ed essere infine nuovamente ucciso in mezzo a ladroni vivi.

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