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Parafrasi canto 12 (XII) del Purgatorio di Dante

L’Angelo aprì le sue braccia e spalancò poi anche le sue ali;
disse: “Venite; qui vicino ci sono i gradini,
e la salita al monte diviene quindi più agevole.

Molte poche sono le persone che riescono a rispondere a questo mio invito:
o genere umano, nato per volare in cielo,
perché basta così poco vento per farti cadere?”

Ci condusse quindi dove i gradini erano intagliati nella roccia;
giunti là mi batté la fronte con le sue ali;
infine mi assicurò che la salita sarebbe stata sicura, senza ostacoli.

Come verso destra, per salire in cima al monte (Monte alle Croci)
dove sorge la chiesa (di San Miniato) che domina (Firenze)
la città ben governata che si trova sopra il fiume Rubaconte,

il coraggioso slancio che si deve avere nel salire viene interrotto
grazie alle scale che furono scavate nella roccia al tempo in cui
erano sicuri sia il registro del comune che la misura per la vendita del sale;

allo stesso modo diviene meno ripida la parete del monte del Purgatorio che,
in quel punto, cade a strapiompo dalla cornice superiore;
ma le rocce rasentano dall’una e dall’altra parte tanto la scala è stretta.

Mentre noi ci dirigevamo verso la scalinata per salire,
udimmo delle voci cantare “Beati i poveri di spirito”
con tanta dolcezza che non si sarebbe detto che si trattava di una predica.

Ahi quanto sono diversi i passaggi del Purgatorio rispetto a quelli
che abbiamo attraversato nell’Inferno! Perché nei primi si entra accompagnati
da canti celestiali, laggiù nell’Inferno da lamenti disumani.

Stavamo già salendo su per quei gradini santi,
e farlo, salire, mi sembrava di gran lunga meno pesante
di quanto fosse prima il camminare su un terreno piano.

Perciò chiesi: “Maestro, dimmi, quale peso
mi sono levato da dosso, visto che quasi nessuna
fatica sento adesso, seppure stia salendo?”

Mi rispose Virgilio: “Quando le lettere P che sono ancora
presenti sul tuo viso, seppure oramai quasi stinte,
saranno completamente cancellate, come lo è la prima delle P,

i tuoi piedi saranno talmente guidati dalla volontà di fare del bene,
che non solo non sentiranno più alcuna fatica,
ma troveranno anche piacere nell’essere spinti a salire.”

Allora io mi comportati come chi va in giro
portando una cosa sulla testa senza però saperlo,
fino a quando i cenni delle altre persone lo spingono a specchiarsi;

così che si aiuta con la mano per verificare di cosa si tratta,
cerca ed infine trova e riesce quindi in quell’intento
che non avrebbe potuto raggiungere con la vista (no avendo uno specchio).

allo stesso modo io con le dita aperte della mano destra
trovai solo sei delle sette lettere che mi aveva inciso
sopra le mie tempie l’Angelo portiere del Purgatorio:

vedendo il mio gesto, la mia guida Virgilio sorrise.

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