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Testo del canto 40 (XL) del poema Orlando Furioso

70
A qualche legno pensa dar di piglio,
ch’a prieghi o forza il porti all’altra riva.
Già v’era giunto del Danese il figlio
con l’armata de’ barbari captiva.
Non si avrebbe potuto un gran di miglio
gittar ne l’acqua: tanto la copriva
la spessa moltitudine de navi,
di vincitori e di prigioni, gravi.

71
Le navi de’ pagani, ch’avanzaro
dal fuoco e dal naufragio quella notte,
eccetto poche ch’in fuga n’andaro,
tutte a Marsilia avea Dudon condotte.
Sette di quei ch’in Africa regnaro,
che, poi che le lor genti vider rotte,
con sette legni lor s’eran renduti,
stavan dolenti, lacrimosi e muti.

72
Era Dudon sopra la spiaggia uscito,
ch’a trovar Carlo andar volea quel giorno;
e de’ captivi e de lor spoglie ordito
con lunga pompa avea un trionfo adorno.
Eran tutti i prigion stesi nel lito,
e i Nubi vincitori allegri intorno,
che faceano del nome di Dudone
intorno risonar la regione.

73
Venne in speranza di lontan Ruggiero,
che questa fosse armata d’Agramante;
e, per saperne il vero, urtò il destriero:
ma riconobbe, come fu più inante,
il re de Nasamona prigionero,
Bambirago, Agricalte e Farurante,
Manilardo e Balastro e Rimedonte,
che piangendo tenean bassa la fronte.

74
Ruggier che gli ama, sofferir non puote
che stian ne la miseria in che li trova.
Quivi sa ch’a venir con le man vote,
senza usar forza, il pregar poco giova.
La lancia abbassa, e chi li tien percuote;
e fa del suo valor l’usata prova;
stringe la spada, e in un piccol momento
ne fa cadere intorno più di cento.

75
Dudone ode il rumor, la strage vede
che fa Ruggier, ma chi sia non conosce.
Vede i suoi c’hanno in fuga volto il piede
con gran timor, con pianto e con angosce.
Presto il destrier, lo scudo e l’elmo chiede;
che già avea armato e petto e braccia e cosce:
salta a cavallo e si fa dar la lancia,
e non oblia ch’è paladin di Francia.

76
Grida che si ritiri ognun da canto,
spinge il cavallo e fa sentir gli sproni.
Ruggier cent’altri n’avea uccisi intanto,
e gran speranza dato a quei prigioni:
e come venir vide Dudon santo
solo a cavallo, e gli altri esser pedoni,
stimò che capo e che signor lor fosse;
e contra lui con gran desir si mosse.

77
Già mosso prima era Dudon; ma quando
senza lancia Ruggier vide venire,
lunge da sé la sua gittò, sdegnando
con tal vantaggio il cavallier ferire.
Ruggiero, al cortese atto riguardando,
disse fra sé: – Costui non può mentire,
ch’uno non sia di quei guerrier perfetti
che paladin di Francia sono detti.

78
S’impetrar lo potrò, vo’ che ‘l suo nome,
inanzi che segua altro, mi palese; –
e così domandollo: e seppe come
era Dudon figliuol d’Uggier danese.
Dudon gravò Ruggier poi d’ugual some,
e parimente lo trovò cortese.
Poi che i nomi tra lor s’ebbono detti,
si disfidaro, e vennero agli effetti.

79
Avea Dudon quella ferrata mazza
ch’in mille imprese gli diè eterno onore:
con essa mostra ben ch’egli è di razza
di quel Danese pien d’alto valore.
La spada ch’apre ogni elmo, ogni corazza,
di che non era al mondo la migliore,
trasse Ruggiero, e fece paragone
di sua virtude al paladin Dudone.

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