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Testo del canto 24 (XXIV) del poema Orlando Furioso

100
De’ duo pagani, senza pari in terra,
gli audacissimi cor, le forze estreme
parturiscono colpi, ed una guerra
conveniente a sì feroce seme.
Del grande e orribil suon triema la terra,
quando le spade son percosse insieme:
gettano l’arme insin al ciel scintille,
anzi lampadi accese a mille a mille.

101
Senza mai riposarsi o pigliar fiato
dura fra quei duo re l’aspra battaglia,
tentando ora da questo, or da quel lato
aprir le piastre e penetrar la maglia.
Né perde l’un, né l’altro acquista il prato,
ma come intorno sian fosse o muraglia,
o troppo costi ogn’oncia di quel loco,
non si parton d’un cerchio angusto e poco.

102
Fra mille colpi il Tartaro una volta
colse a duo mani in fronte il re d’Algiere;
che gli fece veder girare in volta
quante mai furon fiacole e lumiere.
Come ogni forza all’African sia tolta,
le groppe del destrier col capo fere:
perde la staffa, ed è, presente quella
che cotant’ama, per uscir di sella.

103
Ma come ben composto e valido arco
di fino acciaio in buona somma greve,
quanto si china più, quanto è più carco,
e più lo sforzan martinelli e lieve;
con tanto più furor, quanto è poi scarco,
ritorna, e fa più mal che non riceve:
così quello African tosto risorge,
e doppio il colpo all’inimico porge.

104
Rodomonte a quel segno ove fu colto,
colse a punto il figliol del re Agricane.
Per questo non poté nuocergli al volto,
ch’in difesa trovò l’arme troiane;
ma stordì in modo il Tartaro, che molto
non sapea s’era vespero o dimane.
L’irato Rodomonte non s’arresta,
che mena l’altro, e pur segna alla testa.

105
Il cavallo del Tartaro, ch’aborre
la spada che fischiando cala d’alto,
al suo signor con suo gran mal soccorre,
perché s’arretra, per fuggir, d’un salto:
il brando in mezzo il capo gli trascorre,
ch’al signor, non a lui, movea l’assalto.
Il miser non avea l’elmo di Troia,
come il patrone; onde convien che muoia.

106
Quel cade, e Mandricardo in piedi guizza,
non più stordito, e Durindana aggira.
Veder morto il cavallo entro gli adizza,
e fuor divampa un grave incendio d’ira.
L’African, per urtarlo, il destrier drizza;
ma non più Mandricardo si ritira,
che scoglio far soglia da l’onde: e avvenne
che ‘l destrier cadde, ed egli in piè si tenne.

107
L’African che mancarsi il destrier sente,
lascia le staffe e sugli arcion si ponta,
e resta in piedi e sciolto agevolmente:
così l’un l’altro poi di pari affronta.
La pugna più che mai ribolle ardente,
e l’odio e l’ira e la superbia monta:
ed era per seguir; ma quivi giunse
in fretta un messagger che gli disgiunse.

108
Vi giunse un messagger del popul Moro,
di molti che per Francia eran mandati
a richiamare agli stendardi loro
i capitani e i cavallier privati;
perché l’imperator dai gigli d’oro
gli avea gli alloggiamenti già assediati;
e se non è il soccorso a venir presto,
l’eccidio suo conosce manifesto.

109
Riconobbe il messaggio i cavallieri,
oltre all’insegne, oltre alle sopraveste,
al girar de le spade, e ai colpi fieri
ch’altre man non farebbeno che queste.
Tra lor però non osa entrar, che speri
che fra tant’ira sicurtà gli preste
l’esser messo del re; né si conforta
per dir ch’imbasciator pena non porta.

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