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Riassunto canto 4 (IV) del poema Orlando Furioso

Un rumore forte giunge alle orecchie di Bradamante e Brunello. I due guardano in cielo e vedono passare il mago Atlante in groppa al suo cavallo alato, che si dirige verso i monti, come spesso faceva, portando al suo castello delle belle donne rapite nei paesi vicini.
Bradamante si dichiara subito pronta a partire per combattere il mago e chiede all’oste chi la possa condurre al suo castello. Il barone Brunello cade nella trappola, si offre subito come guida e il mattino dopo partono insieme.

Giungono quindi ai piedi di quell’alto dirupo, sui monti Pirenei, in cima al quale sorge la fortezza di Atlante. Bradamante capisce che è il momento di uccidere la propria guida per impossessarsi dell’anello.
Per non commettere un atto vile, non segue però le raccomandazioni di Melissa: non uccide quell’uomo disarmato ma lo immobilizza legandolo ad un albero, riuscendo così ad impossessarsi dell’anello senza spargere sangue.

Giunta sotto la torre, suona il proprio corno e chiama alla battaglia il mago.
Atlante non si fa attendere ed esce in groppa all’ippogrifo, con al fianco lo scudo magico coperto da un telo ed armato del suo libro di magia, con il quale era solito sferrare i suoi colpi senza neanche avvicinarsi al nemico.
Gli incantesimi vengono però annullati dall’anello e Bradamante sferra colpi a vuoto solamente per finzione e per ingannare l’avversario.
Il mago, stanco del gioco, effettua infine il suo ultimo incantesimo liberando il proprio scudo dal velo che lo copriva. Bradamante chiude gli occhi e finge di svenire.

Quando il mago, sceso da cavallo senza scudo e senza il libro magico, si avvicina a lei per legarla, la donna si alza di scatto, prende alla sprovvista Atlante e lo immobilizza a terra. Visto da vicino l’avversario a rendendosi conto che era solo un povero vecchio, Bradamante si blocca e non riesce ad ucciderlo.
Gli domanda chi sia e perché si comporti in quel modo crudele. Atlante rivela il proprio nome e confessa che la sua unica intenzione è quella di salvare Ruggiero, da lui cresciuto, dalla morte che le stelle gli avevano pronosticato.
Le persone rapite avevano quindi la semplice funzione di fare compagnia al giovane in quella prigione dorata.

Il mago cerca di scendere a patti con la donna, chiedendo addirittura di essere ucciso, ma questa si dimostra ferma nel volere liberare il proprio amato, lega il mago e si avvia con lui verso il castello scalando la montagna.
Giunti in cima Atlante spezza l’incantesimo, si libera da Bradamante e scompare insieme al castello. Tutti i suoi prigionieri, tra i quali re Gradasso, Sacripante e Ruggiero, vengono così a trovarsi liberi all’aria aperta.
Bradamante e Ruggiero possono finalmente incontrarsi.

Scendono poi tutti insieme a valle e rivedono l’ippogrifo di Atlante con al fianco lo scudo incantato.
Cercano tutti di prendere il cavallo alato ma questo, dopo essere sfuggito più volte, alla fine va incontro a Ruggiero, Il cavaliere gli sale in groppa credendo di poterlo condurre, ma il cavallo, per volontà del mago Atlante, sempre intenzionato a voler dall’Europa il suo protetto, prende il volo e scappa lontano con Ruggiero.
Bradamante non può fare altro che vedere ancora una volta scomparire il proprio amante.
La donna si allontana con Frontin, il cavallo di Ruggiero, intenzionata a restituirlo al legittimo proprietario.

Nel frattempo Rinaldo, dopo aver a lungo viaggiato per mare in balia della tempesta, giunge in Scozia.
Con il suo cavallo Baiardo raggiunge un monastero e chiede se ci siano imprese da compiere in quel territorio che possano dare fama ad un cavaliere. Gli viene risposto che la migliore impresa che può compiere consiste nell’andare in aiuto di Ginevra, figlia del re di Scozia, minacciata dal barone Lurcanio.
Costui la accusa di averla vista insieme ad un amante (era stata in particolare vista in compagnia di quest’uomo sul balcone della propria stanza) e per questo motivo, secondo le leggi della Scozia, la donna rischia la condanna al rogo se nessun cavaliere sarà disposto a combattere per lei, sostenendo la sua innocenza. Il re prometteva in sposa la figlia a chi fosse corso in suo aiuto.

Rinaldo si indigna per quella legge che mette a morte una donna per il solo motivo di unirsi ad un uomo che non sia suo marito. Legge considerata iniqua per il fatto che colpisce solo le donne e non anche gli uomini, che, parola di Ruggiero, vengono in genere lodati per simili atti d’amore.
Decide quindi di combattere per la salvezza di Ginevra ed il giorno dopo lascia il monastero insieme ad uno scudiero.

Abbandonata la strada maestra per abbreviare il viaggio, i due sentono il pianto di una donna. Corrono in suo aiuto e la vedono, bellissima, nelle mani di due malviventi intenzionati a darle la morte.
Alla vista di Rinaldo i due si mettono subito in fuga ed il cavaliere riesce così a salvarla.

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