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Riassunto canto 27 (XXVII) del poema Orlando Furioso

Il demone invocato da Malagigi per salvare Ricciardetto, spinge al galoppo il cavallo di Doralice verso Parigi, guidando così verso la battaglia Mandricardo e Rodomonte. Se da un lato arrivano cavalieri valorosissimi a dare forza all’esercito saraceno (arrivano anche re Gradasso e Sacripante, liberati dal castello di Atlante), dall’altro Re Carlo è invece ora privo dei suoi più valorosi paladini: Orlando e Rinaldo. Il primo è divenuto folle e vaga nudo per la Francia, l’altro, subito dopo aver liberato Parigi dall’assedio, aveva ripreso la ricerca di Orlando ed Angelica, e continuava a spostarsi tra Parigi e le città di Anglante e Brava, dove pensava potessero trovarsi.

Re Gradasso, Sacripante, Rodomonte e Mandricardo, per aprirsi una via verso l’accampamento di re Agramante, assaltano la retroguardia cristiana all’improvviso, mettendone in fuga una buona parte ma uccidendone e ferendone la maggioranza.
Da un altro lato Marfisa e Ruggiero fanno uguale strage.

Tutti i soldati saraceni trovano nuovo vigore alla vista dei loro più valorosi compagni ed inizia così una nuova sanguinosa battaglia. Re Carlo non può fare altro, aiutato da Brandimarte (liberato anche lui dal castello di Atlante), che rifugiarsi nuovamente tra le mura di Parigi.
L’arcangelo Michele, sentite le grida di disperazione provenienti da Parigi e visto che la situazione è completamente opposta a quella voluta, torna nel monastero e prima maltratta la Discordia a calci e pugni, poi la conduce velocemente a Parigi minacciandola di ben più gravi punizioni se non porta a compimento la propria missione.
Discordia riaccende subito d’ira i cuori di Marfisa, Rodomonte, Mandricardo e Ruggiero. I quattro cavalieri abbandonano l’assedio e si recano da re Agramante per esporre le loro contese e chiedere il suo parere. Il re pagano, visto che è inutile ogni tentativo di calmare la situazione, suggerisce infine di estrarre a sorte la priorità dei duelli e fa infine allestire un campo di battaglia.

Il primo duello, al quale è pronto ad assistere tutto l’accampamento saraceno, dovrebbe avvenire tra Rodomonte e Mandricardo, ma tra questo ultimo e re Gradasso scoppia una lite furibonda, alla quale partecipa anche Ruggiero.
Gradasso, vedendo che Mandricardo porta con sé la spada di Orlando e saputo come ne era venuto in possesso, rinfaccia all’altro di avere usurpato Durindana ingiustamente. Dice di essere lui il legittimo proprietario della spada e sfida quindi a duello il guerriero pagano. Ruggiero si intromette per fare rispettare le priorità già assegnate ai duelli.
La situazione viene ricondotta alla calma solo grazie all’intervento di re Agramante e re Marsilio.

Scoppia però contemporaneamente una violenta lite anche tra Rodomonte e Sacripante. Quest’ultimo riconosce in Frontino il proprio cavallo Frontalatte, che gli era stato tanto tempo prima sottratto da un furfante (per poi essere consegnato a Ruggiero, ma lui questo non lo sa). Il combattimento tra i due viene interrotto da Ferraù e poi anche da re Agramante, accorso dopo aver avuto notizie della nuova contesa ed aver quindi lasciato re Marsilio a tenere a bada Ruggiero, Mandricardo e re Gradasso.
Giunge sul posto anche Marfisa e, sentita la storia di Sacripante su come gli era stato tolto il cavallo e che molti indicano in Brunello l’autore di quel furto, capisce che è stato lo stesso Brunello a rubarle la spada quello stesso giorno in cui era stato rubato Frontalatte. La donna decide così di vendicarsi all’istante; fa prigioniero il ladrone, lo conduce da re Agramante e chiede di poterlo impiccare con le proprie mani. Marfisa porta infine con sé il prigioniero presso una piccola torre, dove ha intenzione di trattenerlo per tre giorni prima di procedere all’impiccagione.

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