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VEXILLA REGIS di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

– Hai bisogno che te lo dica? Ma non mi vedi, ma non lo senti, Anny? Per te era quasi naturale imaginare che potesse accoglierti il Mario d’allora: tu sei la stessa, e non sai quello che hai fatto. Lasciami dire così: è l’unica scusa che potrei trovare per te. Dici di no? E quale altra dunque, sentiamo? Ma lo sai, lo sai tu quello che hai fatto? Lo sai che hai abbandonato la figlia? Per me forse, no; per quanti sforzi abbia fatto, non sono riuscito a uccidere il ricordo di te. Per me forse no, non eri morta, mi sopravvivevi. Ma lo sai che per tua figlia tu sei morta, morta davvero, e ch’ella è cresciuta e che adesso ha quasi gli anni che avevi tu quando la mettesti al mondo? Lo sai tutto questo? Posso ora dire a mia figlia: No, sai, bambina, non è vero, io ho mentito con te tant’anni, mi sono divertito a straziare il tuo coricino dicendoti che la tua mamma era morta nel darti alla luce: no, sai, la mamma vive, si rifà viva dopo tanto tempo, ed eccola qua, te la presento. Perché ho mentito? bisogna pure che glielo dica. E allora? Ma lo intendi? Come vuoi, che vuoi che le dica?
– Non le hai detto nulla? – domandò Anny sorpresa e addolorata.
– Ah, tu credevi?
– No: imaginavo ch ella dovesse credermi morta; ma supponevo che tu in questi tre giorni…
– L’avrei preparata? Come? Ma dimmi, dimmelo tu, quel che avrei potuto dirle…
– La verità.
– Quale verità? La verità, dici? E che ne so io? Quella che so io, no! è troppo brutta: non potevo dirgliela. Perché farti rinascere davanti agli occhi di lei, e farti morire nello stesso tempo nel suo cuore?
Anny si levò da sedere e, lisciandosi con ambo le mani i capelli dietro la nuca, disse:
– Ma vedo che tu, mio caro, mi credi, non saprei… Mi fai accorgere d’essere venuta con altre, oh ben altre idee delle tue in mente e con ben altri sentimenti nel cuore. Ma già, dopo tanti anni… Ma perché io non sono mutata? Lo riconosci tu stesso… Capisco, lo dici in male… Ma si fa presto, sai, a giudicare dai fatti.
– E da che vuoi che giudichi?
– Scusa, si reggono i sacchi vuoti? No; e così i fatti, se tu li vuoti degli affetti, dei sentimenti, di tante cose che li riempivano.
– Affetti? sentimenti? E quale altro più forte di quello per la propria figlia?
– L’ho abbandonata: tu vedi il fatto. Ma se la piccina, quando sono partita, piangeva, credi che non piangessi anch’io?
– E intanto…
– Intanto sono partita, in quello stato, dopo tre giorni… e sperando di morire, sai, durante il viaggio, senza dirlo a nessuno. Potevo anche morire, solo che mi sopravvenisse una febbre. Dio non volle. Sperai in seguito ch’egli volesse invece esaudire il mio voto, quello che feci segretamente baciando per l’ultima volta la creaturina: «Ci rivedremo, quando Dio vorrà!». La mamma è morta; sono corsa qui; e non Dio, ma tu pare che non voglia farmela vedere.
– Ah sì? E c’entra anche Dio, nella tua partenza? La volle Dio? Perché te ne partisti?
– Ma lo sai, la mamma…
– Ah, la mamma! E non potevi tu dirle: «Come pretendi che la figlia non abbandoni la madre, mentre vuoi che io abbandoni la mia creaturina?».
– Ragioni bene; ma non osservi due cose. Prima: che ella, madre, mi avrebbe abbandonata, se io mi fossi ricusata di seguirla: e non dovevo, capisci?, non dovevo, perché noi non avevamo più nulla, tranne una misera pensioncina: tutto quello che avevamo era mandato a me, a me soltanto dal fratello di mio padre, di cui dovevo raccogliere, com’ho raccolto, l’eredità. Per certe sue idee quel mio zio non poteva soffrire la mamma. Ella dunque se ne sarebbe andata sola, incontro alla miseria… oh credi! non era donna d’accettare da me ajuto, se la lasciavo andar via. Era cosiffatta: piuttosto morire di fame! Potevo permetterlo?
– Ma ella poteva rimanere qua con noi!
– Ecco l’altra osservazione. Doveva stare con te e ti odiava. Sosteneva che tu le avessi sedotta la figlia. Per quanto io le dicessi, non riuscii mai a toglierle quest’idea dal capo. Quante volte le chiedemmo perdono, ricordi? a te faceva le viste di perdonare, perché dentro meditava la fuga e temeva che tu, scorgendo ancora in lei avversità per il nostro matrimonio, non mi sottraessi a lei un’altra volta; ma a me, no, no, mai! E invano io ti difendevo, e le dicevo che le tue intenzioni erano state oneste, sempre, tanto vero che le avevi prima chiesto la mia mano, che la nostra fuga da Torino era avvenuta dietro il suo rifiuto. Ah sì! vedi, questo le toglieva appunto la ragione: che noi con la violenza e col tradimento avessimo voluto forzare la sua volontà. E i primi mesi, lì in campagna, ricordi? ti portò per le lunghe, prima con la scusa delle mie carte da sbrigare a Bonn, poi con l’altra del mio stato che non comportava più di presentarmi in chiesa e al municipio. E intanto per non legarmi maggiormente con cure e sollecitudini alla creaturina che portavo in grembo, non volle, ricordi? ch’io preparassi da me il corredo: volle che tu lo facessi venire bell’e fatto da Torino. E come ci spiava, ricordi? Io ti consigliavo pazienza: e tu ne avevi, povero Riese, sperando compenso nell’avvenire. Ah, quei mesi! quei mesi!
– Tu sapevi dunque, – disse il Furri concitato, – il delitto che tua madre meditava, e non me ne dicesti nulla?
– No, no! all’ultimo lo seppi! negli ultimi sei giorni! Voleva abbandonarmi; allora; in quel punto; quand’io avevo più paura e più che mai bisogno di lei!
– Infame! – muggì il Furri tra i denti.
– No, non dirlo! – pregò Anny. – Aveva in petto il suo cuore! Se ci avesse avuto il tuo o il mio, non l’avrebbe fatto! Per lei l’infame eri tu, e io la colpevole da punire. La pregai, la scongiurai! figurati come, in quel punto! E lei irremovibile. E allora io promisi… sì, ebbi paura… e poi pensai a lei – vecchia, senz’ajuto – e a me – sola, senza più la mamma accanto, in un paese che non era il mio…
– E a me non pensasti? a me? a tua figlia?
– Sì, sì, Mario… Ma in quel punto, senza mia madre, sentii di non poter vivere. Ti conoscevo da così poco… ti amavo! sì, ma avevo tanta soggezione di te: io non so, tu, col tuo carattere con la tua serietà, mi avevi domata… io ero una bambina allora… e in quel punto, in quel punto…
– E poi? – domandò egli.
– Poi? Partii con la fiducia che la mamma si sarebbe piegata tra breve, assistendo ogni giorno al mio tormento.

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