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LA PAURA DEL SONNO di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

– Fana… Fana… – chiamava allora a bassa voce, per non svegliarla di soprassalto.
– Ah… chi è?… che vuoi?
– Nulla… sono io… Ti senti male?
– No. Perché? Dormivo…
– Bene… dormi, allora, dormi!
– Ma perché mi hai svegliata? Come faccio adesso a riaddormentarmi?
Anche la signora Fana, ora, aveva paura del sonno; smaniava sul letto, con gli occhi sbarrati, angosciata dal terrore, come in attesa che qualcosa a un tratto dovesse mancarle dentro. Ma le notti che era così smaniosa e non dormiva, il Mago era contentone e dormiva lui, invece, fino a tanto però che la moglie, trambasciata dall’insonnia e dalla paura, non lo svegliava a sua volta.
Così, a nessuno dei due recava riposo la notte. Di giorno, poi, era un altro continuo tormento.
Non dormendo la notte, il sonno naturalmente li coglieva spesso durante la giornata.
Ma don Saverio lo scacciava per sorvegliare la moglie la quale minacciava d’addormentarsi, come prima, sulla seggiola. Per divagarla, la intratteneva in discorsi sciocchi e senza nesso, poiché la costante costernazione gl’inaridiva la fantasia.
E pretendeva che la moglie stesse ad ascoltarlo!
– Figli miei, ajutatemi voi! – esclamava il Mago, rivolgendosi ai burattini.
Ne toglieva due dai cordini di ferro, e ne dava uno in mano alla moglie.
– Tieni, tu reggi questo…
– Per far che? – domandava sorpresa la signora Fana.
– Sta’ a sentire: ti faccio sbellicare dalle risa.
– Oh Dio, Saverio! Ti pare che sia una ragazzina?
– No. Ti rappresento una parte seria: della rotta di Roncisvalle… Sta’ a sentire.
E si metteva a declamare, a casaccio, ripetendo le parole del libro, come gli sovvenivano alla memoria, e a far gestire furiosamente la sua marionetta, mentre quella sorretta dalla signora Fana a poco a poco si piegava su le gambette, s’inginocchiava, come se, impaurita dagl’irosi gesti dell’altra, volesse chiederle misericordia.
– Fana! Perdio!
– Sì, parla… parla: ti sento!
– Non mi senti! Cava il brando!
– Cavo… cavo…
– Non cavi un corno! Stai dormendo!
– No…
Come no? – Giù una crollatina di capo! – La signora Fana dormiva.
Ah che disperazione per il Mago! Si sentiva stretto alla gola da una voglia rabbiosa di piangere, d’urlare. E non lavorava più: le schiere dei burattini e delle marionette s’assottigliavano di giorno in giorno, su i cordini di ferro, in ogni stanza della casa.
– Parona bela! – chiamavano i Florindi e i Lindori.
– Neh, signo’! – chiamavano i Pulcinelli.
Invano.
Alcuni di quei cordini parevano tesi ormai per le mosche che, con l’estate, ricominciavano ad abbondare. E quella casa, tanto tranquilla un tempo, rimbombava adesso delle liti tra marito e moglie, a causa del sonno.
Il Mago rovesciava le sue bollenti collere su la mobilia, sconquassava seggiole e tavolini, rompeva contro le pareti tazze, vasetti, boccali.
Questo supplizio durò parecchi mesi. Finalmente la morte ebbe pietà del povero Mago, e venne a togliersi, questa volta sul serio, la piccola signora Fana.
Un colpo apoplettico genuino, di pieno giorno, e mentr’ella non dormiva.
Quasi quasi, in principio, don Saverio non voleva prestarci fede. Ma, accertata da un medico la morte, si mise a piangere e a strillare come la prima volta. E volle vestir lui, con le sue mani, la morta; lui rimetterla sul cataletto e lui annodarle ancora una volta i polsi, mentre i singhiozzi gli rompevano il petto.
Però ai portantini, che già sollevavano il cataletto, non seppe tenersi dal dire, tra le lagrime:
– Ve la raccomando, poveretta! Fate piano. Passando davanti all’albero di fico, state bene attenti. Tenetevi al largo, quanto più potete, per carità!


Riassunto:
I protagonisti di questa novella, Saverio Càrzara e la signora Fana, sono marito e moglie. Entrambi lavorano nell’attività di famiglia, lui come fabbricante di burattini e lei come sarta dei vestitini per i burattini. Il loro è un matrimonio sereno, senza discussioni e molto tranquillo, e questo in buona parte è dovuto al carattere particolarmente placido della signora, tanto placido che negli anni ha spento lo spirito focoso del marito.

Questa estrema calma della signora Fana si traduce anche in una pesantezza di palpebre; la donna è infatti spesso preda di attacchi di sonno.

La sonnolenza la prende così di frequente durante la giornata che il marito, soprannominato il Mago, per non volerla disturbare e per non rimanere indietro con il lavoro, decide di affidare ad una vicina la fattura dei vestitini per i propri burattini. Un giorno accade però che quando il Mago va per svegliarla, la signora Fana cada dalla seggiola come morta: è fredda e bianca cadaverica. Il signor Saverio sconvolto dall’accaduto grida; i vicini accorrono e, capita la situazione, cercano di confortarlo e lo aiutano subito con i preparativi per il funerale.

La mattina seguente, dopo l’ultimo saluto alla moglie, il signor Saverio resta sconsolato a casa in compagnia di quattro amici mentre il corteo funebre prende la via verso il cimitero.

Ai lati della strada che porta al camposanto si trova un vecchio albero di fico che con i suoi rami ostruisce quasi il passaggio. Il corteo arriva a quel punto del tragitto e i rami del fico vanno a solleticare la portantina su cui giace la signora Fana, Toccata sulle gambe , sulle mani e sul volto dalle foglie, la donna si desta improvvisamente e si mette a sedere tra lo stupore dei presenti, che subito gridano al miracolo. Viene quindi riportata a casa dal marito che per la sorpresa sviene, ma quando poi si riprende mostra una grande contentezza per vederla viva e riaverla con sé.

Da quel giorno i due coniugi cominciano a vivere nella paura, temendo di continuo che lei possa addormentarsi e non svegliarsi più. Passano così molti mesi durante i quali il marito, per verificare che la moglie sia ancora viva, continua a chiamarla e quindi a svegliarla, sia di notte che di giorno. Così facendo però i due non hanno più il piacere del sonno ristoratore; il lavoro e il loro rapporto ne risente.

Un giorno infine la morte coglie veramente la signora Fana. Il marito se ne dispera ed è addolorato, ma tra le lacrime chiede ai portantini della bara di prestare attenzione all’albero di fico: devono starne alla larga!

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