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LA PAURA DEL SONNO di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

– Una buona notizia, don Saverio!
– No, cioè… sì… una notizia che vi farà piacere…
– Che notizia?
– Ma… ecco, dicono… che tante volte… sì, uno si inganna e che poi non è
vero… in certe malattie…
– Miracoli della Madonna, ecco! – esclama uno, con gli occhi spiritati, non sapendo più contenersi.
– Che miracoli? che malattie? Parlate – fa il Mago alzandosi, inquieto.
Ma già comincia a farsi sentire dal fondo della via il clamore confuso della processione.
– Vostra moglie, sentite?
– Ebbene?… Ebbene?… – balbetta don Saverio impallidendo, poi, a un tratto, arrossendo.
– Non è morta? – domanda stupito uno dei quattro compagni.
– No, don Saverio, no! sentite? ve la por… Oh Dio, don Saverio! Che avete?
Il Mago si abbandona sulla seggiola, privo di sensi.
– Aceto! Aceto! Fategli vento!
Il clamore della processione cresce, s’avvicina vie più, diviene assordante. La popolazione è già sotto la casa del Mago. E invano i primi accorsi e due dei compagni si sbracciano a far cenni, a zittire dal balconcino: nessuno dà loro retta; e già la signora Fana, calata tra gli evviva dalle spalle dei portatori, si alza dalla seggiola, confusa, imbalordita dai mille rallegramenti che le piovono da tutte le parti.
– Zitti! Zitti, perdio! È svenuto! Lo fate impazzire!
La signora Fana, seguita da gran moltitudine di gente, sale la scala – la casa è inondata – don Saverio non rinviene.
– Saverio! Saverio! Saverio mio! – lo chiama la moglie, abbracciandolo.
– Adesso muore il marito! – esclama la gente qua e là.
Finalmente il Mago si rià. Marito e moglie s’abbracciano piangendo dalla gioja, a lungo a lungo, tra i battimani e gli evviva di tutti. Don Saverio non sa credere ancora ai suoi occhi.
– Ma come? È vero? È vero?
E tocca, stringe, torna ad abbracciare la moglie, piangendo.
– È vero? È vero?
Poi, come impazzito dalla gioja, si mette a trar salti da montone e con le mani scuote, agita, scompiglia su i cordini di ferro i burattini e le marionette, invitando gli altri a far lo stesso.
– Così! Così! facciamoli ballare! Su! su! Ballare! Balliamo tutti, perdio!
E mille braccia minuscole, mille gambette di legno si agitano scompostamente, con furia pazza, in pazzo tripudio, tra le risa e le grida della gente. I più ridicoli di tutti sono i piccoli Pasquini, con la faccia scontorta dalla smorfia furbesca: – «Lo dicevamo noi che la padrona faceva per burla!». E danzano e dondolano  allegramente.
A poco a poco, intanto, i curiosi sgombrano la casa: rimangono i più intimi del vicinato: una dozzina di persone.
– A pranzo! a pranzo! Tutti quanti a pranzo con me! – propone il Mago.
E tiene una seconda festa di nozze.
Ma, terminata la festa:
– Badate adesso, don Saverio! – gli ricordano gli amici sottovoce, prima di partirsi. – Badate che vostra moglie non si rimetta a dormire come per l’addietro… Badate!
Da quella notte stessa, cominciò per il Mago una vita d’inferno.
Nulla di più naturale che, di notte, santo Dio, la moglie dormisse. Ma egli non poteva più vederla dormire. La toccava leggermente per sentire se non era fredda; si levava su un gomito per discernere al lume del lampadino da notte se la coperta sulla moglie si movesse al ritmo del respiro; e, non contento, accendeva la candela per meglio esaminarla, se non era troppo pallida… Fredda non era, e respirava, sì; ma perché così piano e a lento? perché così placida?

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