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Parafrasi COMPLETA canto 34 (XXXIV) del poema Orlando Furioso

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Con gentile accoglienza, il cavaliere
fu fatto alloggiare dai santi in una stanza;
in una altra si provvide affinché al suo destriero
fosse data a sufficienza della buona biada.
Diedero a lui da mangiare alcuni frutti del paradiso,
di tale sapore, che a suo giudizio, senza scuse
non sono stati i due primissimi antenati, Adamo ed Eva,
se a causa di quei frutti furono così poco obbidienti alle regole divine.

61
Dopo che l’aventuroso duca ebbe
soddisfatto i bisogni della propria natura umana,
tanto con il cibo, quanto con il riposo,
avendo ricevuto proprio tutte le comodità;
al sorgere del nuovo giorno, nell’ora in cui Aurora lascia il vecchio sposo Titone,
che, nonostante l’età avanziata, non smise mai di piacerle,
si vide venire incontro, mentrè si alzava dal letto,
il discepolo, Giovanni, tanto amato teneramente da Dio

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il quale lo prese per mano, e con lui discorse
di molte cose meritevoli del silenzio:
e poi disse: “Figliolo, tu forse non sai
che cosa stia accadendo in Francia, sebbene tu venga proprio da lì.
Sappi quindi che il vostro cavaliere Orlando, avendo deviato
dal giusto cammino le insegne di difensore della Chiesa a lui affidate,
è ora punito da Dio, che, quando viene offeso, si infiamma d’ira
di più contro chi di più ama.

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Il vostro Orlando, al quale, alla nascita, diede
Dio, con immenso rischio, una immensa forza,
e gli concesse, fuori dalle usanze umane,
che nessun ferro avrebbe mai potuto ferirlo;
poiché a difesa della sua santa fede
l’ha voluto porre con questi poteri,
così come Sansone contro i Filistei
pose a difesa degli Ebrei:

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al suo Signore il vostro Orlando ha dato in cambio
una ingiusta ricompensa per i tanti benefici ricevuti;
poiché quanto lo doveva avere in suo aiuto
il popolo fedele, il popolo cristiano, tanto ne è rimasto privo, è stato abbandonato a sé stesso.
Tanto l’aveva reso cieco l’amore peccaminoso
nei confronti di una donna pagana, da avere ormai tollerato
di divenire, in due e più occasioni, crudele e malvagio,
e sul punto di dare la morte al suo fedele cugino Rinaldo.

65
E per questo Dio fa sì che egli vaghi preso dalla follia,
e mostri nudi il ventre, il petto ed il proprio fianco;
e gli offusca e toglie tanto l’intelletto,
da non essere in grado di riconoscere gli altri, e nemmeno sé stesso.
Allo stesso modo si legge che Dio volle
punire anche Nabuccodonosor,
e che per sette anni lo mandò in giro completamente folle
al punto che, come fosse stato un bue, si nutriva di erba e di fineo.

66
Ma poichè molto minore è tuttavia stato il peccato del paladino,
rispetto a quello di Nabucco,
dal volere divino soli tre mesi
sono stati imposti come periodo per purificare questa colpa.
Non per un altro scopo, dopo un così lungo viaggiare,
ti ha concesso il Redentore di salire fino al Paradiso terrestre,
se non perché tu possa da noi apprendere il modo
per rendere ad Orlando il suo senno.

67
Dovrai in verità intraprendere un altro viaggio
in mia compagnia, ed abbandonare quindi completamente la terra.
Ti devo condurre sulla Luna,
che, tra tutti i pianeti, si muove in cielo più vicina alla terra,
perché la medicina che può
rendere saggio Orlando viene tenuta là sù.
Non appena la Luna questa notte sarà
giunta sopra di noi, ci metteremo sulla via per raggiungerla.”

68
Su questo e su altre cose fu abbondante
la conversazione dell’apostolo quel giorno.
Ma dopo che fu giunta la sera ed il sole si nascose nel mare,
e la Luna innalzò sopra di lorò il suo corno,
fu preparato un carro, che era impiegato
per andare scorrazzando nei dintorni di quel cielo:
un tempo quel carro nelle montagne di Giudea
aveva sottratto il profeta Elia dalla vista degli uomini mortali.

69
Quattro destrieri molto più rossi di una fiamma
il santo evangelista attaccò al giogo del carro;
e dopo essersi sistemato sul carro con Astolfo
ed aver preso il freno, li spinse al galoppo verso il cielo.
Il carro, ruotando, si alzò in aria,
e subito giunse in mezzo alla sfera del fuoco eterno;
il veccho fece miracolosamente in modo
che, mentre passavamo attraverso il fuoco, lo stesso non risultava ardente.

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