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MORTE DI UN UOMO FELICE di Giorgio Fontana

Morte di un uomo feliceTitolo: Morte di un uomo felice
Autore: Giorgio Fontana
Genere: Giallo, Noir
Pagine: 280
Editore: Sellerio
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In breve:
Dunque volevano vendetta. Colnaghi annuì un paio di volte fra sé, come a raccogliere idee che non aveva o che ancora erano troppo confuse: poi appoggi le mani sul tavolo e guard di nuovo il ragazzino che aveva parlato.
Nell’aula messa a disposizione dalla scuola materna del quartiere c’era silenzio: macchie di sudore sotto le ascelle, le pale del ventilatore che giravano piano. Tutti aspettavano una sua risposta, l’ennesima parola buona.
I parenti e gli amici della vittima erano una trentina. Vissani era stato un chirurgo, esponente in vista dell’ala più a destra della Democrazia cristiana milanese: cin- quantadue anni, biondo cenere, grassoccio. La fotografia deposta sotto la cattedra era circondata da mazzi di fiori.
Forse Colnaghi l’aveva visto una volta o due, negli anni precedenti: di lui aveva letto sul «Corriere», magari un articolo di fondo nelle pagine locali, per la posizione che stava guadagnando nel partito. A Colnaghi non piaceva quella Dc, ma chissà: magari tempo addietro si erano persino stretti la mano, presentati da un collega che voleva far carriera: magari in una sera di metà maggio, quando Milano è attraversata dalle rondini e la luce ha un colore inafferrabile: forse entrambi erano felici in quel momento, e forse Vissani aveva riso a una battuta di Colnaghi battendosi una mano sul gi- nocchio: e altrettanto alla svelta il medico aveva rotto il buon umore del magistrato con un’uscita infelice, una delle tante che lui aveva potuto rileggere nel faldone dell’istruttoria – qualcosa di spiacevole sui gio- vani o sulla necessità del pugno duro da parte del go- verno.
Sia come sia, poi era andata così: quel tipo volgare, odioso e incolpevole era stato ucciso il 9 gennaio 1981, a tarda sera, dalle parti di piazza Diaz. Due proiettili calibro 38 SPL. Sei mesi prima. Omicidio rivendicato da Formazione proletaria combattente, una cellula scis- sionista delle Br. Caso ancora aperto, in mano al sosti- tuto procuratore Colnaghi.

LEGGI IL PRIMO CAPITOLO

Il libro:
Milano, estate 1981: siamo nella fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia.

Non ancora quarantenne, Giacomo Colnaghi è un magistrato di prima linea. Coordina un piccolo gruppo di inquirenti nelle indagini sulle attività di una nuova banda armata, responsabile dell’assassinio di Aldo Vissani, un chirurgo esponente dell’ala più a destra della Democrazia Cristiana milanese.

L’uomo è da sempre accompagnato da dubbi e inquietudine. È intensamente cattolico, ma di una religiosità intima e tragica. È di umili origini, ma convinto che la sua riuscita personale sia la prova di vivere in una società aperta. È sposato con figli, ma i rapporti con la famiglia sono distanti e sofferti.

Ha due amici carissimi, con i quali incrocia schermaglie polemiche. Ama le ore incerte, le periferie, predersi tra le vie della città e gli incontri nelle osterie.

L’inquietudine avvolge in particolare il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un’azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non poté mai perdonare per la sua ribellione all’ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, raccogliendo da più parti frammenti della sua vita, per sapere, per afferrare quell’unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla.

L’inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all’uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l’origine delle ferite che stanno attraversando il Paese. Si risveglia così il bisogno di immergersi nella condizione degli altri, dall’assassino che gli sta davanti al vecchio ferroviere incontrato al bar, per riconciliare la giustizia che amministra con l’esercizio della compassione.

Una corsa e un’immersione pervase da un sentimento dominante di morte. Un lento disvelarsi che segue parallelo il ricordo della vicenda del padre che, come Giacomo Colnaghi, fu dominato dal desiderio di trovare un senso, una verità. Anche a costo della vita.

Morte di un uomo felice è un vero capolavoro letterario. Un romanzo intenso, lucido, delicato e tagliente al tempo stesso, che attraverso una storia umana davvero ben rappresentata in tutta la sua intimità, porta il lettore a riflettere sulla giustizia, sulle sue possibilità ed i suoi limiti. Un libro che non vi consigliamo solo di leggere ma anche di rileggere.

Giorgio Fontana ha vinto con Morte di un uomo felice l’edizione 2014 del Premio Campiello con ben 107 voti sui 291 arrivati dai giuranti.

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