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HO SCESO, DANDOTI IL BRACCIO di Eugenio Montale | Testo, parafrasi e commento

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Parafrasi:
Ho sceso, porgendoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei più, avverto una sensazione di vuoto a ogni passo compiuto.
Nonostante tutto il tempo trascorso insieme, il viaggio della nostra vita è stato breve.
Il mio prosegue anche ora, e non mi servono più
Le coincidenze, le prenotazioni,
le insidie, le delusioni di chi crede
che la realtà è così come ci appare davanti agli occhi.

Ho sceso milioni di scale, porgendoti il braccio
Non perché in due si vedesse meglio.
Le ho scese con te perché sapevo che tra noi due
I soli occhi capaci di scorgere la verità dietro le apparenze erano i tuoi,
nonostante fossero miopi.

Analisi:
La forma e lo stile. Ho sceso, dandoti il braccio… è una delle più note dell’ultima stagione montaliana. Pubblicata in Satura (1971), fa parte della doppia sezione Xenia, dedicata alla moglie Drusilla Tanzi. La lirica si compone di due strofe di varia lunghezza, con versi liberi e rime sparse. Le due strofe si caratterizzano per la parziale simmetria, costituita dalla ripetizione, con leggera variazione, del primo verso. Tipici della stagione della cosiddetta “poesia in pigiama” sono la scelta di un lessico comune, un andamento prosastico e colloquiale e il tono umile, con frequenti riferimenti alla quotidianità.

I temi. Xenia rimanda al titolo degli epigrammi di Marziale, letteralmente “dono per gli ospiti”. L’ospite di Eugenio Montale è l’ospite di una vita: la moglie Drusilla, scomparsa nel 1963. A lei sono dedicate le poesie delle due sezioni Xenia I e II della raccolta Satura. In particolare, questa lirica racconta con grande tenerezza l’amore coniugale dal punto di vista di “chi resta”, per dirlo con parole che Montale stesso ha adoperato in La casa dei doganieri. L’iperbole del primo verso, Ho sceso almeno un milione di scale, introduce tramite la metafora del viaggio il ricordo nostalgico della vita trascorsa insieme, una vita che ora il poeta è costretto a continuare senza la presenza fondamentale della compagna, punto di riferimento costante. Accanto al tema amoroso, il rapporto tra essere e apparire è l’altro nucleo fondamentale del testo: chi crede / che la realtà sia quella che si vede (vv. 7-8) riprende un tema caro al primo Montale, trattato in diverse liriche di Ossi di seppia (tra cui Forse un mattino andando in un’aria di vetro), ed introduce l’ultima parte della lirica dove l’ironico riferimento alle pupille offuscate della sua compagna rivela invece una verità diversa: le vere pupille, quelle in grado di leggere nelle pieghe della realtà, di andare al di là delle apparenze, di cogliere le trappole e gli inganni dell’esistenza, sono quelle di Drusilla.

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