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Eugenio Montale

Se gli Ossi di seppia esprimono principalmente queste preoccupazioni (l’attesa del miracolo, l’ansia del fallimento), specchiandosi nell’assolato e arido paesaggio ligure, già con le Occasioni la figura della donna, del “tu” femminile sono indizi di una via di uscita dalla disperazione e da quella stessa aridità: la donna, talvolta solo evocata, ha raramente consistenza fisica e si presenta piuttosto come un fantasma, una traccia memoriale in grado di tirare il poeta fuori dalle catastrofi della storia. Nella Bufera la donna assume le fattezze della donna-angelo, di ascendenza stilnovista e dantesca. Anche nelle raccolte successive e in particolare in Satura, è il fantasma della moglie scomparsa a far visita al poeta e a consolarlo nella solitudine della vecchiaia. Nell’ultima fase poetica il disincanto di Montale diventa definitivo, i temi dell’angoscia e della disperazione persistono ma il poeta li rielabora presentandoli sotto altre vesti: affilando le armi dell’ironia e perfino della comicità il poeta riesce a osservarli con il giusto distacco, rifugiandosi nel quotidiano e rimarcando la propria estraneità al mondo.

Tra tradizione e innovazione. Il complesso rapporto tra dato reale, storico ed esistenziale si riflette nelle soluzioni stilistiche che pongono Montale in una posizione nuova nel panorama poetico contemporaneo, in bilico tra classicità e innovazione. Il rifiuto della poesia come evasione conduce il poeta a un attraversamento critico di D’Annunzio, al superamento definitivo del superomismo e al recupero di una classicità che possa diventare portatrice di un’alta valenza morale. Di D’Annunzio Montale eredita unicamente la ricchezza lessicale ma calandola in un contesto nuovo, spogliato di ogni preziosismo estetizzante. Nello stesso tempo, il poeta ligure evita accuratamente le fughe in avanti del futurismo e il suo proclama di azzeramento della tradizione. Nemmeno la parola rivelatrice, la frammentazione del verso e l’alto potere evocativo della coeva poesia ungarettiana seduce Montale, che è tuttavia un attento lettore dei maggiori poeti del tempo, da Valery a Eliot. Per certi aspetti le sue poesie hanno la compattezza, il grande stile, la ricchezza di sfumature dei classici, d’altro canto il poeta non disdegna una lingua articolata, inclusiva, dalla grande varietà di registri linguistici, nei quali confluiscono tanto le parole forbite e auliche quanto il linguaggio settoriale, da quello botanico a quello marinaresco, senza disdegnare i cascami del parlato e del linguaggio quotidiano.

Il correlativo oggettivo. L’artificio retorico del correlativo oggettivo è una delle novità espressive di Montale, che di fatto supera di slancio l’immediatezza del simbolo per proporre una costruzione più articolata e complessa. Messo a punto con ogni probabilità sulla base delle soluzioni retoriche adottate da Eliot, il correlativo oggettivo consiste nel presentare oggetti e situazioni quotidiane nella loro evidenza concreta, partecipi del contesto di cui fanno parte, ma nello stesso tempo sono segni di tensioni psicologiche, stati d’animo e vere e proprie epifanie che pongono in relazione il dato oggettivo con qualcosa che va oltre il dato fisico. Sebbene Montale parli di correlativo oggettivo solo nel 1931, quindi dopo le pubblicazioni de ’25 e del ’28 di Ossi di seppia, già nella raccolta d’esordio vi sono degli esempi di tale artificio retorico, a testimonianza di come il poeta sia giunto autonomamente a questa soluzione. Nella lirica Spesso il male di vivere a uno stato d’animo e a una situazione astratta fanno seguito, senza essere introdotti da una similitudine o da un rapporto metaforico, alcuni dati concreti che incarnano l’idea stessa di aridità e sofferenza: Spesso il male di vivere ho incontrato: / era il rivo strozzato che gorgoglia, / era l’incartocciarsi della foglia / riarsa.

È singolare anche il modo in cui Montale si pone nei confronti della metrica e della struttura strofica. Le poesie, compatte, alludono talvolta al metro della tradizione (endecasillabo e settenari), ma spesso sono volutamente fuori misura, come se la metrica stessa fosse il veicolo del disagio e delle inquietudini della contemporaneità, mostrando nello stesso tempo l’impossibilità di riprodurre fedelmente i classici, perché le perturbazioni della storia non lo consentono più. In un certo qual senso la poesia di Montale è una forma di resistenza al tempo e alle mode, è un tentativo di verifica della tenuta della lingua e in particolare di quella poetica di fronte alla corruzione linguistica e morale dei nostri tempi. Al di là degli aspetti tematici è quindi anche e soprattutto nello stile e nel rapporto con gli apparati linguistici e retorici che emerge la straordinaria contemporaneità di Montale.

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