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Parafrasi canto 26 (XXVI) del Purgatorio di Dante

Quale, nell’ira di Licurgo, fu il sentimento
provato dai due figli nel rivedere la propria madre Isifile,
lo stesso provai io, ma senza giungere fino al loro gesto,

quando sentii pronunciare il suo proprio nome da parte del padre
mio e di tutti gli altri migliori poeti che mai
abbiano composto poesi d’amore dolci e raffinate;

e senza più ascoltare e parlare, preso dai miei pensieri, proseguii
a lungo guardandolo in modo attettuoso,
ma, a causa del fuoco, non mi avvicinai di più a lui.

Non appena fui appagato, fui soddisfatto dal guardarlo,
misi subito tutta la mia persona al suo servizio
con un giuramento, con una di quelle affermazioni che fanno credere in te.

E lui mi disse allora: “Tu lasci un segno tanto profondo
nella mia memoria, con le parole che ho ascoltato, ed anche tanto chiaro,
che non potrà essere cancellato né sbiadito dall’acqua del fiume Lete.

Ma se le tue parole hanno fatto adesso un giuramento sincero,
dimmi quale è il motivo per cui dimostri,
nel modo in cui mi parli e per come mi guardi, di amarmi tanto.”

Ed io gli risposi: “Per le vostre dolci poesie,
che, fintanto che durerà la scrittura moderna (in volgare),
renderanno ancora prezioso l’inchiostro usato per scriverle.”

“O fratello”, mi disse allora mio padre, “costui che ti indico
con il dito”, e mi additò uno spirito davanti a lui,
“è stato in vita il miglior autore del parlare moderno.

Nelle poesie d’amore e nei romanzi in prosa superò tutti gli altri
scrittori; e lascia pure parlare quegli ignoranti che credono
che quello che viene dal Limosino, Giraut de Bornelh, sia superiore a lui.

Si fidano più delle voci sul suo conto, della sua fama, che della verità,
e si fanno così una opinione su di lui prima ancora di aver valutato
i suoi meriti ed essersi basati sul proprio giudizio personale.

Molti in passato tennero lo stesso atteggiamento verso Guittone,
attribuendogli il primato nella sua arte solo per sentito dire,
finché la verità ha avuto infine la meglio, grazie alle opere di più artisti.

Ora, se tu puoi godere del così grande privilegio
di avere la possibilità di accedere al monastero,
il Paradiso, del quale è abate Cristo,

fammi il piacere di recitare di fronte a lui un Padre nostro per me,
per quel tanto di cui abbiamo bisogno noi anime di questo mondo,
il Purgatorio, dove il peccare non è più qualcosa che ci riguarda.”

Subito dopo, forse per lasciare il posto ad un’altra anima
che aveva vicino, scomparve improvvisamente nelle fiamme, allo stesso modo
in cui un pesce scompare nell’acqua quando scende verso il fondo.

Io mi avvicinai un poco a quello spirito che prima mi era stato indicato,
e dissi lui che il mio desiderio di conoscerlo
preparava già una buona accoglienza al suo nome.

2 Responses to Parafrasi canto 26 (XXVI) del Purgatorio di Dante

  1. Angelo Borsotti Maggio 18, 2015 at 2:58 pm #

    Buongiorno, questa pagina http://www.orlandofurioso.com/divina-commedia/purgatorio/parafrasi-del-purgatorio/681/parafrasi-canto-26-xxvi-del-purgatorio-di-dante/ contiene un link errato ad un canto del paradiso anziché ad uno del purgatorio.

    • OrlandoFurioso Giugno 6, 2015 at 12:56 pm #

      Corretto! Grazie per la segnalazione 😉

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