Analisi e parafrasi del Proemio

Mar 10, 2013 by

1
Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l’ire e i giovenil furori
d’Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.

Delle donne, dei cavalieri, delle battaglie, degli amori,
degli atti di cortesia, delle audaci imprese io canto,
che ci furono nel tempo in cui gli Arabi
attraversarono il mare d’Africa, e arrecarono tanto danno in Francia,
seguendo le ire e i furori giovanili
del loro re Agramante, il quale si vantò
di poter vendicare la morte di Traiano
contro il re Carlo, imperatore romano.

Ariosto ribadisce la contaminazione tra il ciclo carolingio, tema delle armi, ed il ciclo arturiano, tema dell’amore, già portata a termine da Boiardo. Il modello dantesco, amori e cavalieri, risulta quindi da subito preponderante su quello virgiliano, le armi.
Viene quindi presentato il tema cardine del poema e primo filone della narrazione: parlerà della guerra che il re arabo Agramante porta contro Carlo Magno, imperatore del Sacro Romano Impero, per vendicare la morte del proprio padre per mano di Orlando. A fare da sfondo alla storia principale è quindi la guerra tra Cristiani e Saraceni.

2
Dirò d’Orlando in un medesmo tratto
cosa non detta in prosa mai, né in rima:
che per amor venne in furore e matto,
d’uom che sì saggio era stimato prima;
se da colei che tal quasi m’ha fatto,
che ‘l poco ingegno ad or ad or mi lima,
me ne sarà però tanto concesso,
che mi basti a finir quanto ho promesso.

Nello stesso tempo, racconterò di Orlando
cose che non sono state mai dette né in prosa né in rima:
che per amore, divenne completamente folle,
lui che prima era considerato uomo così saggio;
dirò queste cose se da parte di colei che mi ha quasi reso tale
e che a poco a poco consuma il mio piccolo ingegno,
me ne sarà concesso a sufficienza (di ingegno)
che mi basti a finire l’opera che ho promesso.

Ariosto introduce quindi il secondo filone della narrazione: la pazzia di Orlando.
Propone poi un’associazione diretta tra lui e Orlando stesso, invocando la donna da lui amata, Alessandra Benucci, per la quale lui è folle d’amore, perché gli consenta di proseguire il proprio lavoro.

3
Piacciavi, generosa Erculea prole,
ornamento e splendor del secol nostro,
Ippolito, aggradir questo che vuole
e darvi sol può l’umil servo vostro.
Quel ch’io vi debbo, posso di parole
pagare in parte e d’opera d’inchiostro;
né che poco io vi dia da imputar sono,
che quanto io posso dar, tutto vi dono.

Vi piaccia, generosa e nobile prole del [duca] Ercole I,
che siete ornamento e splendore del nostro tempo,
Ippolito, di gradire questo poema che vuole
e darvi solo può il vostro umile servitore.
Il mio debito nei vostri confronti, lo posso solo
pagare in parte con le mie parole ed opere scritte;
non mi si potrà accusare di darvi poco,
perché io vi dono tutto quanto posso donarvi, non ho altro.

Nelle terze ottave viene quindi inserita la dedica, le lodi della persona alla quale il poema è dedicato: il cardinale Ippolito d’Este, al quale si rivolge con il termine di “Erculea prole” facendo riferimento al padre di Ippolito, Ercole I d’Este.
Ariosto scrive con termini positivi della famiglia degli Este (e ciò sara evidente in più punti del poema) perché cerca di riallacciare i rapporti con Ippolito, resi deboli da quando questo gli aveva chiesto di andare con lui in Ungheria, dove nel 1517 si era traferito nel vescovato di Agria, ma dallo scrittore aveva avuto in risposta un rifiuto.

4
Voi sentirete fra i più degni eroi,
che nominar con laude m’apparecchio,
ricordar quel Ruggier, che fu di voi
e de’ vostri avi illustri il ceppo vecchio.
L’alto valore e’ chiari gesti suoi
vi farò udir, se voi mi date orecchio,
e vostri alti pensieri cedino un poco,
sì che tra lor miei versi abbiano loco.

Voi mi sentirete ricordare fra i più valorosi eroi,
che mi appresto a citare lodandoli,
di quel Ruggiero che fu il vostro
e dei vostri nobili avi il capostipite.
Il suo grande valore e le sue imprese
vi farò udire se mi presterete ascolto;
e le vostre profonde preoccupazioni cedano un poco,
in modo che tra loro i miei versi possano trovare spazio.

Nella quarta ottava Ariosto introduce infine il terzo ed ultimo filone della narrazione: l’amore tra Ruggiero e Bradamante, capostipiti della dinastia della famiglia d’Este e quindi primi parenti del cardinale Ippolito.
Si proprone quindi di esaltare il valore e le grandi imprese del cavaliere, che non possono fare altro che dare ulteriore lustro al buon nome del cardinale.

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