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Testo del canto 41 (XLI) del poema Orlando Furioso

90
Spera, s’alquanto il tien da sé rispinto,
in poco spazio uscir di quella pena.
Tutto di sangue il vede molle e tinto,
e che ne versa tanto in su l’arena,
che gli par ch’abbia tosto a restar vinto:
debole è sì, che si sostiene a pena.
Fa per levarsi Olivier molte prove,
né da dosso il destrier però si muove.

91
Trovato ha Brandimarte il re Agramante,
e cominciato a tempestargli intorno:
or con Frontin gli è al fianco, or gli è davante,
con quel Frontin che gira come un torno.
Buon cavallo ha il figliuol di Monodante:
non l’ha peggiore il re di Mezzogiorno;
ha Brigliador che gli donò Ruggiero
poi che lo tolse a Mandricardo altiero.

92
Vantaggio ha bene assai de l’armatura;
a tutta prova l’ha buona e perfetta.
Brandimarte la sua tolse a ventura,
qual poté avere a tal bisogno in fretta:
ma sua animosità sì l’assicura,
ch’in miglior tosto di cangiarla aspetta;
come che ‘l re african d’aspra percossa
la spalla destra gli avea fatta rossa;

93
e serbi da Gradasso anco nel fianco
piaga da non pigliar però da giuoco.
Tanto l’attese al varco il guerrier franco,
che di cacciar la spada trovò loco.
Spezzò lo scudo, e ferì il braccio manco,
e poi ne la man destra il toccò un poco.
Ma questo un scherzo si può dire e un spasso
verso quel che fa Orlando e ‘l re Gradasso.

94
Gradasso ha mezzo Orlando disarmato;
l’elmo gli ha in cima e da dui lati rotto,
e fattogli cader lo scudo al prato,
osbergo e maglia apertagli di sotto:
non l’ha ferito già, ch’era affatato.
Ma il paladino ha lui peggio condotto:
in faccia, ne la gola, in mezzo il petto
l’ha ferito, oltre a quel che già v’ho detto.

95
Gradasso disperato, che si vede
del proprio sangue tutto molle e brutto,
e ch’Orlando del suo dal capo al piede
sta dopo tanti colpi ancora asciutto;
leva il brando a due mani, e ben si crede
partirgli il capo, il petto, il ventre e ‘l tutto:
e a punto, come vuol, sopra la fronte
percuote a mezza spada il fiero conte.

96
E s’era altro ch’Orlando, l’avria fatto,
l’avria sparato fin sopra la sella:
ma, come colto l’avesse di piatto,
la spada ritornò lucida e bella.
De la percossa Orlando stupefatto,
vide, mirando in terra, alcuna stella:
lasciò la briglia, e ‘l brando avria lasciato;
ma di catena al braccio era legato.

97
Del suon del colpo fu tanto smarrito
il corridor ch’Orlando avea sul dorso,
che discorrendo il polveroso lito,
mostrando gìa quanto era buono al corso.
De la percossa il conte tramortito,
non ha valor di ritenergli il morso.
Segue Gradasso, e l’avria tosto giunto,
poco più che Baiardo avesse punto.

98
Ma nel voltar degli occhi, il re Agramante
vide condotto all’ultimo periglio:
che ne l’elmo il figliuol di Monodante
col braccio manco gli ha dato di piglio;
e glie l’ha dislacciato già davante,
e tenta col pugnal nuovo consiglio:
né gli può far quel re difesa molta,
perché di man gli ha ancor la spada tolta.

99
Volta Gradasso, e più non segue Orlando,
ma, dove vede il re Agramante, accorre.
L’incauto Brandimarte, non pensando
ch’Orlando costui lasci da sé torre,
non gli ha né gli occhi né ‘l pensiero, instando
il coltel ne la gola al pagan porre.
Giunge Gradasso, e a tutto suo potere
con la spada a due man l’elmo gli fere.

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