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Testo del canto 36 (XXXVI) del poema Orlando Furioso

20
Forza è a Marfisa ch’a quel colpo vada
a provar se ‘l terreno è duro o molle;
e cosa tanto insolita le accada,
ch’ella n’è per venir di sdegno folle.
Fu in terra a pena, che trasse la spada,
e vendicar di quel cader si volle.
La figliuola d’Amon non meno altiera
gridò: – Che fai? tu sei mia prigioniera.

21
Se bene uso con gli altri cortesia,
usar teco, Marfisa, non la voglio,
come a colei che d’ogni villania
odo che sei dotata e d’ogni orgoglio. –
Marfisa a quel parlar fremer s’udia
come un vento marino in uno scoglio.
Grida, ma sì per rabbia si confonde,
che non può esprimer fuor quel che risponde.

22
Mena la spada, e più ferir non mira
lei, che ‘l destrier, nel petto e ne la pancia:
ma Bradamante al suo la briglia gira,
e quel da parte subito si lancia;
e tutto a un tempo con isdegno ed ira
la figliuola d’Amon spinge la lancia,
e con quella Marfisa tocca a pena,
che la fa riversar sopra l’arena.

23
A pena ella fu in terra, che rizzosse,
cercando far con la spada mal’opra.
Di nuovo l’asta Bradamante mosse,
e Marfisa di nuovo andò sozzopra.
Ben che possente Bradamante fosse,
non però sì a Marfisa era di sopra,
che l’avesse ogni colpo riversata;
ma tal virtù ne l’asta era incantata.

24
Alcuni cavallieri in questo mezzo,
alcuni, dico, de la parte nostra,
se n’erano venuti dove, in mezzo
l’un campo e l’altro, si facea la giostra
(che non eran lontani un miglio e mezzo),
veduta la virtù che ‘l suo dimostra;
il suo che non conoscono altrimente
che per un cavallier de la lor gente.

25
Questi vedendo il generoso figlio
di Troiano alle mura approssimarsi,
per ogni caso, per ogni periglio
non volse sproveduto ritrovarsi;
e fe’ che molti all’arme dier di piglio,
e che fuor dei ripari appresentarsi.
Tra questi fu Ruggiero, a cui la fretta
di Marfisa la giostra avea intercetta.

26
L’inamorato giovene mirando
stava il successo, e gli tremava il core,
de la sua cara moglie dubitando;
che di Marfisa ben sapea il valore.
Dubitò, dico, nel principio, quando
si mosse l’una e l’altra con furore;
ma visto poi come successe il fatto,
restò maraviglioso e stupefatto:

27
e poi che fin la lite lor non ebbe,
come avean l’altre avute, al primo incontro,
nel cor profundamente gli ne ‘ncrebbe,
dubbioso pur di qualche strano incontro.
De l’una egli e de l’altra il ben vorrebbe;
ch’ama amendue: non che da porre incontro
sien questi amori: è l’un fiamma e furore,
l’altro benivolenza più ch’amore.

28
Partita volentier la pugna avria,
se con suo onor potuto avesse farlo.
Ma quei ch’egli avea seco in compagnia,
perché non vinca la parte di Carlo,
che già lor par che superior ne sia,
saltan nel campo, e vogliono turbarlo.
Da l’altra parte i cavallier cristiani
si fanno inanzi, e son quivi alle mani.

29
Di qua di là gridar si sente all’arme,
come usati eran far quasi ogni giorno.
Monti chi è a piè, chi non è armato s’arme,
alla bandiera ognun faccia ritorno!
dicea con chiaro e bellicoso carme
più d’una tromba che scorrea d’intorno:
e come quelle svegliano i cavalli,
svegliano i fanti i timpani e i taballi.

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