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Testo del canto 35 (XXXV) del poema Orlando Furioso

60
Voglio ch’a punto tu gli dica questo:
– Un cavallier che di provar si crede,
e fare a tutto ‘l mondo manifesto
che contra lui sei mancator di fede;
acciò ti trovi apparecchiato e presto,
questo destrier, perch’io tel dia, mi diede.
Dice che trovi tua piastra e tua maglia,
e che l’aspetti a far teco battaglia. –

61
Digli questo, e non altro; e se quel vuole
saper da te ch’io son, di’ che nol sai. –
Quella rispose umana come suole:
– Non sarò stanca in tuo servizio mai,
spender la vita, non che le parole;
che tu ancora per me così fatto hai. –
Grazie le rende Bradamante, e piglia
Frontino, e le lo porge per la briglia.

62
Lungo il fiume le belle e pellegrine
giovani vanno a gran giornate insieme,
tanto che veggono Arli, e le vicine
rive odon risonar del mar che freme.
Bradamante si ferma alle confine
quasi de’ borghi ed alle sbarre estreme,
per dare a Fiordiligi atto intervallo,
che condurre a Ruggier possa il cavallo.

63
Vien Fiordiligi, ed entra nel rastrello,
nel ponte e ne la porta; e seco prende
chi le fa compagnia fin all’ostello
ove abita Ruggiero, e quivi scende;
e, secondo il mandato, al damigello
fa l’imbasciata, e il buon Frontin gli rende:
indi va, che risposta non aspetta,
ad eseguire il suo bisogno in fretta.

64
Ruggier riman confuso e in pensier grande,
e non sa ritrovar capo né via
di saper chi lo sfide, e chi gli mande
a dire oltraggio e a fargli cortesia.
Che costui senza fede lo domande,
o possa domandar uomo che sia,
non sa veder né imaginare; e prima,
ch’ogn’altro sia che Bradamante, istima.

65
Che fosse Rodomonte, era più presto
ad aver, che fosse altri, opinione;
e perché ancor da lui debba udir questo,
pensa, né imaginar può la cagione.
Fuor che con lui, non sa di tutto ‘l resto
del mondo, con chi lite abbia e tenzone.
Intanto la donzella di Dordona
chiede battaglia, e forte il corno suona.

66
Vien la nuova a Marsilio e ad Agramante,
ch’un cavallier di fuor chiede battaglia.
A caso Serpentin loro era avante,
ed impetrò di vestir piastra e maglia,
e promesse pigliar questo arrogante.
Il popul venne sopra la muraglia;
né fanciullo restò, né restò veglio,
che non fosse a veder chi fêsse meglio.

67
Con ricca sopravesta e bello arnese
Serpentin da la Stella in giostra venne.
Al primo scontro in terra si distese:
il destrier aver parve a fuggir penne.
Dietro gli corse la donna cortese,
e per la briglia al Saracin lo tenne,
e disse: – Monta, e fa che ‘l tuo signore
mi mandi un cavallier di te migliore. –

68
Il re african, ch’era con gran famiglia
sopra le mura alla giostra vicino,
del cortese atto assai si maraviglia,
ch’usato ha la donzella a Serpentino.
– Di ragion può pigliarlo, e non lo piglia, –
diceva, udendo il popul saracino.
Serpentin giunge, e come ella commanda,
un miglior da sua parte al re domanda.

69
Grandonio di Volterna furibondo,
il più superbo cavallier di Spagna,
pregando fece sì, che fu il secondo,
ed uscì con minacce alla campagna.
– Tua cortesia nulla ti vaglia al mondo;
che, quando da me vinto tu rimagna,
al mio signor menar preso ti voglio:
ma qui morrai, s’io posso, come soglio. –

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