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Testo del canto 27 (XXVII) del poema Orlando Furioso

40
E Rodomonte e Mandricardo e insieme
Ruggier n’infiamma sì, che inanzi al Moro
li fa tutti venire, or che non preme
Carlo i pagani, anzi il vantaggio è loro.
Le differenze narrano, ed il seme
fanno saper, da cui produtte foro;
poi del re si rimettono al parere,
chi di lor prima il campo debba avere.

41
Marfisa del suo caso anco favella,
e dice che la pugna vuol finire,
che cominciò col Tartaro; perch’ella
provocata da lui vi fu a venire:
né, per dar loco all’altre, volea quella
un’ora, non che un giorno, differire;
ma d’esser prima fa l’instanza grande,
ch’alla battaglia il Tartaro domande.

42
Non men vuol Rodomonte il primo campo
da terminar col suo rival l’impresa,
che per soccorrer l’africano campo
ha già interrotta, e fin a qui sospesa.
Mette Ruggier le sue parole a campo,
e dice che patir troppo gli pesa
che Rodomonte il suo destrier gli tenga,
e ch’a pugna con lui prima non venga.

43
Per più intricarla il Tartaro viene anche,
e niega che Ruggiero ad alcun patto
debba l’aquila aver da l’ale bianche;
e d’ira e di furore è così matto,
che vuol, quando dagli altri tre non manche,
combatter tutte le querele a un tratto.
Né più dagli altri ancor saria mancato,
se ‘l consenso del re vi fosse stato.

44
Con prieghi il re Agramante e buon ricordi
fa quanto può, perché la pace segua;
e quando al fin tutti li vede sordi
non volere assentire a pace o a triegua,
va discorrendo come almen gli accordi
sì, che l’un dopo l’altro il campo assegua:
e pel miglior partito al fin gli occorre
ch’ognuno a sorte il campo s’abbia a torre.

45
Fe’ quattro brevi porre: un Mandricardo
e Rodomonte insieme scritto avea;
ne l’altro era Ruggiero e Mandricardo.
Rodomonte e Ruggier l’altro dicea;
dicea l’altro Marfisa e Mandricardo.
Indi all’arbitrio de l’instabil dea
li fece trarre: e ‘l primo fu il signore
di Sarza a uscir con Mandricardo fuore.

46
Mandricardo e Ruggier fu nel secondo;
nel terzo fu Ruggiero e Rodomonte;
restò Marfisa e Mandricardo in fondo,
di che la donna ebbe turbata fronte.
Né Ruggier più di lei parve giocondo:
sa che le forze dei duo primi pronte
han tra lor da finir le liti in guisa,
che non ne fia per sé né per Marfisa.

47
Giacea non lungi da Parigi un loco,
che volgea un miglio o poco meno intorno:
lo cingea tutto un argine non poco
sublime, a guisa d’un teatro adorno.
Un castel già vi fu, ma a ferro e a fuoco
le mura e i tetti ed a ruina andorno.
Un simil può vederne in su la strada,
qual volta a Borgo il Parmigiano vada.

48
In questo loco fu la lizza fatta,
di brevi legni d’ogn’intorno chiusa,
per giusto spazio quadra, al bisogno atta,
con due capaci porte, come s’usa.
Giunto il dì ch’al re par che si combatta
tra i cavallier che non ricercan scusa,
furo appresso alle sbarre in ambi i lati
contra i rastrelli i padiglion tirati.

49
Nel padiglion ch’è più verso ponente
sta il re d’Algier, c’ha membra di gigante.
Gli pon lo scoglio indosso del serpente
l’ardito Ferraù con Sacripante.
Il re Gradasso e Falsiron possente
sono in quell’altro al lato di levante,
e metton di sua man l’arme troiane
indosso al successor del re Agricane.

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