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Testo del canto 18 (XVIII) del poema Orlando Furioso

90
Senza molti scudier dietro o davante,
come si ritrovò, si mosse in fretta,
e venne ad incontrarsi in Aquilante,
ch’avea del suo Grifon fatto vendetta;
e quello onora con gentil sembiante,
seco lo ‘nvita, e seco lo ricetta;
di suo consenso avendo fatto porre
i duo prigioni in fondo d’una torre.

91
Andaro insieme ove del letto mosso
Grifon non s’era, poi che fu ferito,
che vedendo il fratel, divenne rosso;
che ben stimò ch’avea il suo caso udito.
E poi che motteggiando un poco adosso
gli andò Aquilante, messero a partito
di dare a quelli duo iusto martoro,
venuti in man degli avversari loro.

92
Vuole Aquilante, vuole il re che mille
strazi ne sieno fatti; ma Grifone
(perché non osa dir sol d’Orrigille)
all’uno e all’altro vuol che si perdone.
Disse assai cose, e molto ben ordille;
fugli risposto; or per conclusione
Martano è disegnato in mano al boia,
ch’abbia a scoparlo, e non però che moia.

93
Legar lo fanno, e non tra’ fiori e l’erba,
e per tutto scopar l’altra matina.
Orrigille captiva si riserba
fin che ritorni la bella Lucina,
al cui saggio parere, o lieve o acerba,
rimetton quei signor la disciplina.
Quivi stette Aquilante a ricrearsi
fin che ‘l fratel fu sano e poté armarsi.

94
Re Norandin, che temperato e saggio
divenuto era dopo un tanto errore,
non potea non aver sempre il coraggio
di penitenza pieno e di dolore,
d’aver fatto a colui danno ed oltraggio,
che degno di mercede era e d’onore:
sì che dì e notte avea il pensiero intento
par farlo rimaner di sé contento.

95
E statuì nel publico cospetto
de la città, di tanta ingiuria rea,
con quella maggior gloria ch’a perfetto
cavallier per un re dar si potea,
di rendergli quel premio ch’intercetto
con tanto inganno il traditor gli avea:
e perciò fe’ bandir per quel paese,
che faria un’altra giostra indi ad un mese.

96
Di ch’apparecchio fa tanto solenne,
quanto a pompa real possibil sia:
onde la Fama con veloci penne
portò la nuova per tutta Soria;
ed in Fenicia e in Palestina venne,
e tanto, ch’ad Astolfo ne diè spia,
il qual col viceré deliberosse
che quella giostra senza lor non fosse.

97
Per guerrier valoroso e di gran nome
la vera istoria Sansonetto vanta.
Gli diè battesmo Orlando, e Carlo (come
v’ho detto) a governar la Terra Santa.
Astolfo con costui levò le some,
per ritrovarsi ove la Fama canta,
sì che d’intorno n’ha piena ogni orecchia,
ch’in Damasco la giostra s’apparecchia.

98
Or cavalcando per quelle contrade
con non lunghi viaggi, agiati e lenti,
per ritrovarsi freschi alla cittade
poi di Damasco il dì de’ torniamenti,
scontraro in una croce di due strade
persona ch’al vestire e a’ movimenti
avea sembianza d’uomo, e femin’ era,
ne le battaglie a maraviglia fiera.

99
La vergine Marfisa si nomava,
di tal valor, che con la spada in mano
fece più volte al gran signor di Brava
sudar la fronte e a quel di Montalbano;
e ‘l dì e la notte armata sempre andava
di qua di là cercando in monte e in piano
con cavallieri erranti riscontrarsi,
ed immortale e gloriosa farsi.

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