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Riassunto canto 43 (XLIII) del poema Orlando Furioso

Tanto tempo prima a Mantova era vissuto un avvocato di nome Anselmo, molto geloso della sua bella moglie. Della stessa donna era però innamorato anche un nobile cavaliere di nome Adonio, che per conquistarla dilapidò nel giro di due anni tutto il suo patrimonio.
Finito ormai in miseria l’uomo abbandonò quindi la città. Mentre si allontanava incontrò un contadino intento a dare la caccia ad un serpente con l’intenzione di ucciderlo. Adonio intervenne, essendo la serpe il simbolo della sua stirpe (nata dai denti del drago Cadmo), e riuscì anche a fare desistere l’uomo dal dare noia all’animale.

Anselmo era stato nel frattempo scelto per stare, per un certo periodo di tempo, presso il santo Papa come ambasciatore. Prima della partenza l’avvocato aveva cercato in ogni modo di convincere la moglie, di nome Argia, a rimanergli fedele. Lei, piangendo la sua partenza, aveva giurato di preferire la morte piuttosto che essergli infedele.
Anselmo, pur credendo alla disperazione della donna, interrogò comunque un suo amico, capace di prevedere il futuro attraverso le stelle, per sapere come si sarebbe comportata la moglie durante la sua assenza. Gli astri del cielo dissero chiaramente che Argia avrebbe rotto il patto di fedeltà subito dopo la sua partenza, per denaro. Per cercare di rimediare alla profezia l’uomo consegnò alla moglie tutti i suoi averi, dandole il loro pieno potere, a patto che al suo ritorno si faccia trovare ancora casta. Anselmo mandò anche Argia a vivere in campagna, sicuro che la povertà dei contadini e degli allevatori non potesse minacciarne la fedeltà.

Adonio, irriconoscibile per la lunga barba e per gli umili vestiti, spinto dal desiderio di rivedere la donna, tornò nel frattempo a Mantova e, nel luogo dove era intervenuto in aiuto del serpente, incontrò quindi una donzella. La ragazza disse di essere la fata Manto, fondatrice di Mantova, nata anche lei dai denti del drago Cadmo. Essendo fata, Manto è immortale, ma ogni sette giorni si trasforma in un serpente e come tale rischia ogni volta di subire le percosse degli uomini. La ragazza ringraziò quindi il cavaliere di averla salvata sette anni prima da un contadino (era lei la serpe) e per ricompensarlo gli donò tre volte tanto il suo patrimonio iniziale, lo indirizzò verso la villa dove si trovava Argia e gli diede il suo aiuto per fare sua l’amata.
Trasformato lui in un pellegrino e lei stessa in un cane che ubbidisce ed esegue ogni ordine del padrone, i due andarono a fare il loro spettacolo nelle proprietà dell’avvocato Anselmo e lasciarono tutti a bocca aperta. Argia fece chiedere il prezzo di quel bellissimo cane. Adonio fece vedere che il cane poteva far comparire, scuotendosi, qualunque oggetto prezioso; disse perciò che non poteva essere comprato con denaro e propose infine di volerglielo offrire in cambio di una notte passata insieme.
La donna ,dopo un primo momento di resistenza, accettò infine la proposta, avendo anche saputo che quell’uomo era il cavaliere Adonio. La fata Manto accese anche il cuore di Argia d’amore per Adonio ed i due divennero inseparabili.

Anselmo, tornò dopo una anno a Mantova e, prima dall’amico, attraverso la lettura degli astri, e poi dalla domestica, un giorno che questa aveva bisticciato con Argia, venne a sapere del tradimento della moglie. Il giudice decise di uccidersi, ma non prima di aver fatto uccidere la donna.
L’avvocato comandò allora ad un suo fedele servitore di tendere un agguato ad Argia. Mentre però il servo, dicendo le ragioni del suo gesto, stava per avventarsi sulla donna, lei sparì alla sua vista grazie ad un incantesimo della fata e riuscì così a scappare.
Anselmo, temendo che la donna potesse trovare protezione presso un uomo potente, e che la notizia venisse così a sapersi, iniziò a fare ricerche in tutta la Lombardia per ritrovarla. Si fece infine condurre dal suo fedele servitore là dove Argia era stata vista l’ultima volta, credendo di trovarla nascosta in un bosco. Ritrovò invece un enorme, ricchissimo e bellissimo palazzo, realizzato per Argia con un incantesimo dalla fata Manto. Anselmo incontrò fuori dal palazzo un uomo etiope bruttissimo e sporco e gli chiese chi fosse il padrone di quella costruzione. L’uomo gli rispose di esserne lui il proprietario ed invitò anche l’avvocato ad entrarvi per accertarsene.
Entrati nel palazzo, l’etiope fece ad Anselmo la stessa proposta che Adonio aveva fatto ad Argia, proponendo in cambio tutto il palazzo. Dopo i primi rifiuto l’avvocato accettò di offrirsi per una notte all’uomo ed a quel punto comparve la moglie, che gli rinfacciò di aver accettato una condizione ben peggiore di quella che aveva accettato lei, e per la quale lui aveva anche tentato di punirla con la morte. Argia propose infine al marito di considerare pari le loro colpe. L’uomo accettò e tornarono entrambi a vivere d’amore e d’accordo.
Così finisce la storia del marinaio.

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