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IL VENTAGLINO di Luigi Pirandello | Testo

Eh sì, difatti, la vecchia aveva ragione. Non serviva. Da un pezzo, difatti, quell’uomo voleva liberarsi di lei, e per forza l’aveva mandata a Roma, perché cercasse di allogarsi per balia. Ella non voleva venire; capiva ch’era troppo tardi, poiché il bambino aveva già circa sette mesi. Era stata quindici giorni in casa d’un sensale, la cui moglie, per rifarsi delle spese e per aver pagato l’alloggio, aveva osato alla fine di proporle…
– Capischi? A me!
Dalla «collera» le era andato addietro il latte. E ora non ne aveva più, neanche per la sua creatura. La moglie del sensale le aveva preso gli orecchini e s’era tenuto anche il fagottello con cui era venuta dal paese. Da quella mattina era in mezzo alla strada.
– Pe’ davero, sa’!
Tornare al paese non poteva e non voleva: il marito non se la sarebbe ripresa. Che fare, intanto, con quel bambino che le legava le braccia? Certo, non avrebbe trovato neppure da mettersi per serva.
La vecchia l’ascoltava con diffidenza, perché ella diceva quelle cose, come se non ne fosse affatto disperata; anzi, ripetendo spesso quel suo: – Pe’ davero, sa’! – sorrideva.
– Di dove sei? – le domandò la vecchia.
– De Core.
E restò un pezzo come se rivedesse col pensiero il paesello lontano. Poi si scosse; guardò il piccino e disse:
– Addo’ lo lascio? Qua pe’ tera? Pôro cocco mio saporito!
Lo sollevò su le braccia e lo baciò forte forte, più volte.
La vecchia disse:
– L’hai fatto? Te lo piagni.
– Io l’ho fatto? – si rivoltò la giovane. – Be’, l’ho fatto e Dio m’ha castigato. Ma patisce pure lui, pôro innocente! E c’ha fatto, lui? Va’, Dio nun fa le cose giuste. E si nun le fa lui, figùrete noi. Tiramo a campà!
– Mondo, mondo! – sospirò la vecchia, levandosi in piedi a stento.
– È ‘n gran penà! – aggiunse, scrollando il capo, un’altra vecchia asmatica, corpulenta, che passava di lì, appoggiandosi a un bastoncino.
L’altra cavò fuori di tra i cenci un sacchetto sudicio che le pendeva dalla cintola, nascosto sotto la veste, e ne trasse un tozzo di pane.
– Tiè, lo vuoi?
– Sì. Dio te lo paghi, – s’affrettò a risponderle Tuta. – Me lo magno. Ce credi che so’ digiuna da stamattina?
Ne fece due pezzi: uno, più grosso, per sé; cacciò l’altro fra gli esili ditini rosei del bimbo, che non si volevano aprire.
– Pappa, Nino. Bono, sa’! ‘Na sciccheria! Pappa, pappa.

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