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DONO DELLA VERGINE MARIA di Luigi Pirandello| Testo

Subito un uomo accorse, vociando, lo afferrò per le braccia, lo tirò su in piedi, scrollandolo, malmenandolo.
– Ladro! vecchio e ladro! Dentro la casa del Signore? Spogliare la santa Vergine? Ladro! ladro!
E lo trascinava, così apostrofandolo e sputandogli in faccia, verso la porta della chiesa. Accorse gente dalla piazza, e ora tra un coro d’imprecazioni rafforzate da calci, da sputi e da spintoni, don Nuccio D’Alagna, insensato:
– Dono, – balbettava gemendo, – dono della Vergine Maria…
Ma intravedendo su la piazza assolata l’ombra del cippo che sorgeva davanti la chiesa, come se quell’ombra si rizzasse d’improvviso dalla piazza, assumendo l’immagine di don Bartolo Scimpri, colossale, che scoteva il capo di nuovo in quella sua risata diabolica, diede un grido e s’abbandonò, inerte, tra le braccia della gente che lo trascinava.

De’ bei giovenchi dal quadrato petto,
erte sul capo le lunate corna,
dolci negli occhi, nivei, che il mite
Virgilio amava.
Il signor Raspi, da lontano, si mise a ridere in una sua special maniera, come se frignasse, e domandò al Casòli:
– Che amava Virgilio? Le corna?
– Giusto le corna! – disse la Generalessa.
E tutti scoppiarono a ridere.
Lui, San Romé, le aveva già avvistate da lontano, quelle corna, e gli pareva assai che gli amici non ne profittassero per qualche poetica allusione.
Entrarono nel bosco. Ora avrebbero potuto distrarsi, tutti quei cari signori, ammirando, come faceva la Generalessa quasi per obbligo e il signor Raspi, per fare una piccola sosta e riprender fiato, qua una cascatella spumosa, là un botro scosceso e cupo all’ombra di bassi ontani, più là un ciottolo nel rivo, vestito d’alga, su cui l’acqua si frangeva come se fosse di vetro, suscitando una ridda minuta di scagliette vive; ma, nossignori! nessuno sentiva quella deliziosa cruda frescura d’ombra insaporata d’acute fragranze, quel silenzio tutto pieno di fremiti, di fritinii di grilli, di risi di rivoli.
Pur chiacchierando tra loro, facevan tutti, come San Romé che se ne stava in silenzio e diventava a mano a mano più fosco e più nervoso, un certo calcolo approssimativo. Dalla via che avevano percorsa, argomentavano a qual punto del viale che va da Sarli a Gori poteva esser giunto a quell’ora il Pepi. Senza dubbio, Dora gli sarebbe andata incontro pian piano, venendo giù da Gori. Poi certo, avvistandosi da lontano, avrebbero lasciato il viale, lei di sopra, lui di sotto, e sarebbero scesi nella valle boscosa del Sarnio per ritrovarsi, senza mal di capo, laggiù, ben protetti dagli alberi.
Tutte queste supposizioni si dipingevano così vive alla mente di San Romé, che gli pareva proprio di vederli, quei due, muovere al convegno, ridersi di lui, prima fra sé e sé, poi tutt’e due insieme; e apriva e chiudeva le mani, affondandosi le unghie nelle palme; quindi, notando che quegli altri si accorgevano del suo irrequieto malumore e che tuttavia, ora, non gli dicevano più nulla, come se paresse loro naturalissimo, si riaccostava ad essi, si sforzava a parlare, scacciando l’immagine viva, scolpita, di quel tradimento che gli pareva fatto a lui più che al fratello ignaro e lontano. Ma, poco dopo, all’improvviso, non potendo interessarsi di quelle vuote chiacchiere, era riassalito da quell’immagine e si sentiva schernito da quella gente, la quale, sapendo benissimo qual supplizio fosse per lui quella gita, ecco, gli sorrideva per dimostrarglisi grata del piacere ch’egli aveva loro procurato, e gli domandava certe cose, certe cose… Ecco qua: la Tani, per esempio, a un certo punto, se credeva che quell’albero là fosse stato colpito dal fulmine. Perché? Perché pareva che facesse le corna, quel ceppo biforcuto… No? E perché dunque più tardi, cioè quando finalmente arrivarono a Roccia Balda e tutti, dall’alto, si misero ad ammirare la vista maravigliosa della Valsarnia, perché la Generalessa volle saper da lui, come si chiamassero quei due picchi cinerulei, di là dall’ampia vallata? Ma per fargli vedere che gli facevano le corna, là, da lontano, anche i due picchi di Monte Merlo! No? E perché dunque, dopo colazione, quel bravo signor Bortolo Raspi cavò di tasca il fazzoletto, vi fece quattro nodini a gli angoli e se lo pose sul testone sudato? Ma per mostrargli anche lui due bei cornetti su la fronte…
Corna, corna, non vide altro che corna, da per tutto, San Romé quel giorno. Le toccò poi quasi con mano, quando, sul tardi, avendo accompagnato la comitiva fino a Sarli per la via più corta, e risalendosene solo per il viale a Gori, a un certo punto, giù nella valle, tra i castagni, intravide Pepi, seduto e assorto senza dubbio nel ricordo della gioja recente.
Si fermò, pallido, fremente, coi denti serrati, serrate le pugna, perplesso, come tenuto tra due: tra la prudenza e la brama impetuosa di lasciarsi andar giù a precipizio, piombare addosso a quell’imbecille, farne strazio e vendicarsi così della tortura di tutta quella giornata. Ma, in quel punto, gli arrivò dalla svolta del viale una vocetta limpida e fervida che canticchiava un’arietta a lui ben nota. Si voltò di scatto, e si vide venire incontro la cognata col capo appoggiato languidamente alla spalla d’un uomo che la teneva per la vita.
Roberto San Romé sentì stroncarsi le gambe.
– Cesare! – gridò, trasecolando.
Il fratello, che stava a guardare in estasi le prime stelle nel cielo crepuscolare, mentre la mogliettina tutta languida cantava, sussultò al grido e gli s’avvicinò con Dora, la quale, vedendolo, scoppiò in una di quelle sue interminabili risate.
– Tu qua? – fece San Romé. – E quando sei arrivato?
– Ma stamattina alle nove, perbacco! – gli rispose il fratello. – Non hai visto jersera il mio telegramma?
– Non l’ha visto, non l’ha visto – disse Dora, guardando il cognato con gli occhi sfavillanti. – Era già a Sarli per concertar la gita a Roccia Balda, e io non ho voluto dirgli nulla per non guastargli il divertimento che pareva gli stesse tanto a cuore. Mi dispiace solamente, – aggiunse, – che l’ho tenuto forse in pensiero a causa… a causa d’un certo mal di capo che ho dovuto simulare per sottrarmi alla gita. Passato, sai, caro? passato del tutto.
Prese anche il braccio del cognato, per risalire pian piano a Gori, e col tono di voce più carezzevole gli domandò:
– E di’, Roberto, ti sei divertito?

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