Footer menù

IL PIPISTRELLO di Luigi Pirandello | testo

Ma come far presentare la Gàstina, che nel suo camerino si dibatteva ancora in una fierissima convulsione di nervi, tra la costernazione di quanti le stavano attorno a soccorrerla?
Il capocomico dovette farsi al proscenio ad annunziare, dolentissimo, che l’acclamata attrice non poteva comparire a ringraziare l’eletto pubblico, perché quella scena, vissuta con tanta intensità, le aveva cagionato un improvviso malore, per cui anche la rappresentazione della commedia, quella sera, doveva essere purtroppo interrotta.
Si domanda a questo punto, se quel dannato pipistrello poteva rendere a Faustino Perres un servizio peggiore di questo.
Sarebbe stato in certo qual modo un conforto per lui attribuire a esso la caduta della commedia; ma dovergli ora il trionfo, un trionfo che non aveva altro sostegno che nel pazzo volo di quelle sue ali schifose!
Riavutosi appena dal primo stordimento, ancora più morto che vivo, corse incontro al capocomico che lo aveva spinto con tanta mala grazia sul palcoscenico a ringraziare il pubblico, e con le mani tra i capelli gli gridò:
– E domani sera?
– Ma che dovevo dire? che dovevo fare? – gli urlò furente, in risposta, il capocomico. – Dovevo dire al pubblico che toccavano al pipistrello quegli applausi, e non a lei? Rimedii piuttosto, rimedii subito; faccia che tocchino a lei domani sera!
– Già! Ma come? – domandò, con strazio, smarrendosi di nuovo, il povero Faustino Perres.
– Come! Come! Lo domanda a me, come?
– Ma se quello svenimento nella mia commedia non c’è e non c’entra, commendatore!
– Bisogna che lei ce lo faccia entrare, caro signore, a ogni costo! Non ha veduto che po’ po’ di successo? Tutti i giornali domattina ne parleranno. Non se ne potrà più fare a meno! Non dubiti, non dubiti che i miei attori sapranno far per finta con la stessa verità ciò che questa sera hanno fatto senza volerlo.
– Già… ma, lei capisce, – si provò a fargli osservare il Perres, – è andato così bene, perché la rappresentazione, lì, dopo quello svenimento, è stata interrotta! Se domani sera, invece, deve proseguire…
– Ma è appunto questo, in nome di Dio, il rimedio che lei deve trovare! – tornò a urlargli in faccia il commendatore.
Se non che, a questo punto:
– E come? e come? – venne a dire, calcandosi con ambo le mani sfavillanti d’anelli il berretto di pelo sui magnifici capelli, la piccola Gàstina già rinvenuta. – Ma davvero non capite che qua deve dirlo il pipistrello e non voi, signori miei?
– Lei la finisca col pipistrello! – fremette il capocomico, facendolesi a petto, minaccioso.
– Io, la finisco? Deve finirla lei, commendatore! – rispose, placida e sorridente, la Gàstina, sicurissima di fargli così, ora, il maggior dispetto. – Perché, guardi, commendatore, ragioniamo: io potrei aver sotto comando uno svenimento finto, al secondo atto, se il signor Perres, seguendo il suo consiglio, ce lo mette. Ma dovreste anche aver voi allora sotto comando il pipistrello vero, che non mi procuri un altro svenimento, non finto ma vero al primo atto. O al terzo, o magari nel secondo stesso, subito dopo quel primo finto! Perché io vi prego di credere, signori miei, che sono svenuta davvero, sentendomelo venire in faccia, qua, qua, sulla guancia! E domani sera non recito, no, no, non recito, commendatore, perché né lei né altri può obbligarmi a recitare con un pipistrello che mi sbatte in faccia!
– Ah no, sa! Questo si vedrà! questo si vedrà! – le rispose, crollando il capo energicamente, il capocomico.
Ma Faustino Perres, convinto pienamente che la ragione unica degli applausi di quella sera era stata l’intrusione improvvisa e violenta di un elemento estraneo, casuale, che invece di mandare a gambe all’aria, come avrebbe dovuto, la finzione dell’arte, s’era miracolosamente inserito in essa, conferendole lì per lì, nell’illusione del pubblico, l’evidenza d’una prodigiosa verità, ritirò la sua commedia, e non se ne parlò più.

Comments are closed.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web