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LEVIAMOCI QUESTO PENSIERO di Luigi Pirandello | Testo

Il vecchio, sdegnato, buttò la cartella su la scrivania e, poiché anche lì, non reggendosi in piedi, era cascato a sedere su la prima seggiola, si levò come sospinto da una susta, per ritornare alla camera mortuaria. Ma Bernardo Sopo, strizzando dolorosamente gli occhi e protendendo le mani, cercò di trattenerlo.
– Per carità, – pregò. – Tutto quello che si deve fare…
– Ma piangere! – gli gridò il vecchio, – piangere! piangere per ora, e niente altro!
Bernardo Sopo tornò a strizzare dolorosamente gli occhi, per pietà profonda di quel povero vecchio, di quel povero padre; ma poi sollevò la faccia, sollevò il petto, trasse con le nari quanta più aria poté, e quindi, votandosene, con gesto di sconsolata stanchezza, disse:
– A che giova?
Non avendo avuto figliuoli dalla moglie, egli doveva restituire la dote.
Bisognava che si levasse questo pensiero.
Un altro pensiero, che non gli pareva l’ora di levarsi, era quello della casa. Morta la moglie e dovendo restituire la dote, egli con quel che aveva di suo e coi tanti pesi che aveva addosso, non poteva più sostenerne la pigione. Quella casa, per altro, sarebbe stata troppo grande per lui, che restava ormai solo. Per fortuna, essa figurava come locata alla moglie; sicché dunque il contratto, con la morte di questa, si scioglieva naturalmente.
Ma c’erano i mobili, i mobili, tutti quei mobili di cui la povera morta, che amava gli agi, aveva ingombrato le stanze fin negli angoli più riposti. E Bernardo Sopo se li sentiva come tanti macigni sul petto.
Ci mancavano ancora sei giorni a finire il mese. La pigione di quel mese era pagata; non avrebbe voluto pagare quella del mese venturo a cagione di tutti quei mobili là, di cui non sapeva che farsi. Aveva già stabilito d’andarsene in una camera mobiliata. Intanto, come far presto? Per levarsi quest’altro pensiero dei mobili, bisognava che prima la moglie fosse portata via al camposanto; e dovevano passare almeno quarantotto ore, per espressa volontà dei parenti, morta com’era all’improvviso, di paralisi cardiaca.
– Quarantotto ore, – diceva tra sé Bernardo Sopo, seguitando a passeggiare con gli occhi socchiusi e grattandosi il mento con la mano irrequieta tra i peli della folta barba da padre cappuccino. – Quarantotto ore! Come se la povera Ersilia potesse non esser morta davvero! Purtroppo è morta! Purtroppo per me, non per lei. Ah lei sì, povera Ersilia, se l’è levato questo pensiero della morte. Mentre noi qua, ora… Tutte queste sciocchezze da fare; e che si devono fare! la veglia al cadavere, sicuro, e i ceri e i fiori e i funerali in chiesa e il trasporto e il seppellimento. Quarantotto ore!
E non badando alle torve occhiate che tutti gli lanciavano per quel che or ora il suocero era tornato a riferire su la cartella della dote, seguitò a dimostrare in tutti i modi la smania, l’affanno che quell’attesa forzata gli cagionava.
Assillato dalla sollecitudine, non trovava requie; s’accostava a questo e a quello dei parenti più intimi della defunta, irresistibilmente tratto dall’idea di proporgli qualcuna delle tante cose che si dovevano fare; ma subito avvertiva in quello la repulsione, l’urto. Non se n’aveva per male. Già c’era avvezzo. Del resto riconosceva che quella repulsione, quell’urto erano naturali verso uno che, come lui, stava a rappresentare le dure necessità dell’esistenza. Comprendeva e compativa. Gli restava un pezzo accanto, a guardarlo attraverso le pàlpebre semichiuse, inerte, ingombrante, soffocante, finché non provocava con uno sbuffo la domanda:
– Mi vuoi?
Accennava di sì col capo, mestamente, e con aria stanca, abbattuta, se lo portava a passeggiare nella sala da pranzo.
Qua, dopo essere andato due o tre volte su e giù, esclamando a tratti: – La vita, caro, che tristezza! – La vita… che miseria! – oppure di nuovo: – Ersilia… poveretta… – si fermava e, con atteggiamento umile e pietoso, o fingendosi all’improvviso distratto, sospirava:
– Tu, se vuoi, caro, potresti prenderti intanto queste due vetrine col servizio da tavola e la cristalliera; anche la credenza, se vuoi.

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