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LA REALTA’ DEL SOGNO di Luigi Pirandello | Testo

E una e due e tre volte; alla fine, si sa, s’erano stancati. Poteva loro dar torto?
Ne restavano ancora due o tre, piú fedeli o piú coraggiosi. E questi, almeno questi voleva difenderseli, uno specialmente, il piú intelligente di tutti, dotto sul serio e odiatore della pedanteria, fors’anche un po’ per ostentazione; giornalista argutissimo; insomma, amico prezioso.
Qualche volta da questi pochi amici superstiti sua moglie s’era fatta vedere, o perché colta di sorpresa, o perché, in un momento buono, s’era arresa alla preghiera di lui. E nossignori, non era vero niente che avesse fatto cattiva figura: tutt’altro!
– Perché quando non ci pensi, vedi . quando t’abbandoni al tuo naturale… tu sei vivace…
– Grazie!
– Tu sei intelligente…
– Grazie!
– E sei tutt’altro che impacciata, te lo assicuro io! Scusa, che gusto avrei a farti fare una cattiva figura? Parli con franchezza, ma sì, anche troppa talvolta… sì, sì, graziosissima, te lo giuro! T’accendi tutta, e gli occhi… altro che non saper guardare! ti sfavillano, cara mia… E dici, e dici cose anche ardite, sì… Ti meravigli? Non dico scorrette… ma ardite per una donna; con scioltezza, con disinvoltura, con spirito insomma, te lo giuro!
S’infervorava nelle lodi, notando ch’ella, pur protestando di non credere affatto, ne provava in fondo piacere, arrossiva, non sapeva se sorridere o aggrottar le ciglia.
– E così, è proprio così; credi, è una vera fissazione la tua…
Avrebbe dovuto metterlo almeno in apprensione il fatto che ella non protestava contro questa sua cento volte asserita “fissazione”, e accoglieva quelle lodi sul suo parlar franco e disinvolto e finanche ardito, con evidente compiacimento.
Quando e con chi aveva ella parlato così?
Pochi giorni addietro, con l’amico “prezioso”; con quello che le era, naturalmente, il piú antipatico di tutti. È vero che ella ammetteva l’ingiustizia di certe sue antipatie, e che sopra tutti antipatici diceva quegli uomini, davanti ai quali si sentiva piú imbarazzata.
Ma ora il compiacimento d’aver saputo parlare davanti a quello anche con improntitudine, proveniva dal fatto che costui, (certo per pungerla sotto sotto) in una lunga discussione su l’eterno argomento dell’onestà delle donne, aveva osato sostenere che il soverchio pudore accusa infallibilmente un temperamento sensuale; sicchè c’è da diffidare d’una donna che arrossisce di nulla, che non osa alzar gli occhi perché crede di scoprire da per tutto un attentato al proprio pudore, e in ogni sguardo, in ogni parola un’insidia alla propria onestà. Vuol dire che questa donna ha l’ossessione di immagini tentatrici; teme di vederle dovunque; se ne turba al solo pensiero. Come no? Mentre un’altra, tranquilla di sensi, non ha affatto di questi pudori e può parlare senza turbarsi anche di certe intimità amorose, non pensando che ci possa esser nulla di male in una… che so, in una camicetta un po’ scollata, in una calza traforata, in una gonna che lasci scorgere appena appena qual cosa piú su del ginocchio.
Con questo, badiamo, non diceva mica che una donna, per non essere creduta sensuale, dovesse mostrarsi sfacciata, sguaiata e far vedere quello che non si deve far vedere. Sarebbe stato un paradosso. Egli parlava del pudore. E il pudore per lui era la vendetta dell’insincerità. Non che non fosse sincero per se stesso. Era anzi sincerissimo, ma come espressione della sensualità. Insincera è la donna che voglia negare la sua sensualità mostrando in prova il rosso del suo pudore su le guance. E questa donna può essere insincera anche senza volerlo, anche senza saperlo. Perché nulla è piú complicato della sincerità. Fingiamo tutti spontaneamente, non tanto innanzi agli altri, quanto innanzi a noi stessi; crediamo sempre di noi quello che ci piace credere, e ci vediamo non quali siamo in realtà, ma quali presumiamo d’essere secondo la costruzione ideale che ci siamo fatta di noi stessi. Così può avvenire che una donna, anche a sua insaputa sensualissima, sinceramente creda d’esser casta e di provare sdegno e ribrezzo della sensualità, per il solo fatto che arrossisce di nulla. Questo arrossir di nulla, che è per se stesso espressione sincerissima della reale sensualità di lei, è assunto invece come prova della creduta castità; e, così assunto, diventa naturalmente insincero.

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