Footer menù

IL NIDO di Luigi Pirandello |Testo

L’arte! l’arte!… che ne intendeva Livia? Le cure, i pensieri che essa dava eran così forti, dunque, da vincere e far completamente dimenticare ogni altra cura, ogni altro pensiero, ogni altro affetto? Aveva essa dunque potere di trasformar così, d’un subito, radicalmente un uomo? Egli ormai non esisteva quasi più per lei! Ed ella era rimasta sola, esclusa, come abbandonata dietro una porta misteriosa, della quale, profana e ignara come si riconosceva, non avrebbe mai potuto varcar la soglia…
«Sarà per poco! Si stancherà presto!», pensava intanto per confortarsi.
Ma Ercole non si stancava, né accennava a stancarsi. Era, sì, divenuto molto pallido in volto e fosco; ma resisteva.
Alla fine, il prolungato abbandono e l’aria sempre costernata e pensierosa del marito cominciarono a pesare e ad inasprire Livia.
– Di’ un po’, si guadagna forse qualche cosa ammazzandosi a scrivere come tu fai?
Ercole s’era turbato a questa domanda e aveva risposto quasi balbettando. Livia ne fu colpita: s’aspettava invece una risposta sdegnosa, poiché sapeva d’aver detto una volgarità, anzi aveva voluto dirla a posta per pungerlo.
– Scrivo per scrivere, cara. Tu non puoi comprenderlo – diss’egli.
– No, davvero non lo comprendo!
– E allora non parlarne!
Ah, impossibile illudersi ancora! No: egli non aveva più per lei la menoma considerazione; quanto ad amarla non l’aveva forse amata mai; ma anche quel po’ d’affetto, che le aveva qualche volta dimostrato, era adesso svanito!
A poco a poco il sospetto cominciò a farsi strada nel cuore e nella mente di Livia; e infine ella intravide la cagione a cui doveva attribuire la rinata, quasi vertiginosa attività del marito, le preoccupazioni, le brighe, il pallore di lui, tutto il cangiamento improvviso, insomma, della loro esistenza. Tradita!
Troppo tardi: Lietta era già nata.
Al primo impeto di Livia egli aveva tenuto fronte negando. Ma in tutta la sua persona era impressa evidentemente la menzogna: nelle spalle curve sotto l’accusa, negli occhi foschi, odiosi, nel volto pallidissimo, fin nelle dita irrequiete e nelle labbra convulse.
Ella lo aveva sorpreso nello scrittojo, e aveva cominciato col domandargli notizia dei due orfani ricoverati all’ospizio.
– E che ne so io?… Ti prego, lasciami lavorare.
– E… della madre, non ne sai neanche nulla?
– Che vuoi che ne sappia?
– Ah, no? Ne so io qualche cosa, invece… Non fingere, non fingere di scrivere, adesso!
– Debbo consegnare in giornata queste cartelle… Non ho tempo da badare alle tue domande…
– Eh già! Se no, come le darai da mangiare, poverina…
– Livia! Che intendi dire?
– Ti meravigli? Ma di’ che non è vero!
– Tu sei pazza! Non ti capisco!
– Pazza? Ma nega, nega se puoi. E perché tremi? Ella è venuta qui apposta, è ritornata a te, ora che le ha fatto comodo… Negalo !
– Ti proibisco…
– Che cosa? Non mi fai paura! Sono una sciocca? Oh, ma tanto sciocca poi no! Di’, era lei, è lei il grande estro che t’è tornato? E glie n’ho offerto io il mezzo! io! Non so però chi sia più vile di voi due!
– Senti, ti compatisco come pazza; ma vattene! io ho da lavorare…
– Ma che pudori ha la tua coscienza? Mi rubi il cuore, e poi non osi portarmi via il danaro in casa di colei?
– Ah perdio, Livia!
– Oseresti anche mettermi le mani addosso?
– Esci! esci! subito! via!

Comments are closed.
contatore accessi web