Footer menù

IL NIDO di Luigi Pirandello |Testo

Nel cuore di Ercole lottavano l’ansia di rivedere la figlia dopo circa due mesi di lontananza, e lo sgomento della scena da sostenere con Elena.
Era già uscito due volte con Livia in vettura, ma non si sentiva ancora la forza, il coraggio di affrontare l’amante.
– Andrai oggi? – gli domandava Livia.
– No, oggi no, andrò dimani. Figurati quanto mi preme! Ma mi sento debole…
Livia non era meno in ansia di Ercole. Non trovava requie sotto il pensiero che egli dovesse vedere ancora una volta quella donna. Finalmente, dopo una settimana d’esitazione, l’Orgera si decise.
Salito in vettura, chiuse gli occhi e costrinse il cervello a non pensare. «Dirò quel che mi verrà alle labbra sul momento; inutile preparar le parole!»
Pervenne in fondo alla via Cola di Rienzo in tale stato di prostrazione, che a stento poté smontare.
– Aspettami – disse al vetturino.
Salì penosamente la lunga scala, quasi al buio, sostando spesso per la incalzante agitazione.
Su per gli ultimi gradini non aveva più fiato.
– Ercole! – gridò Elena appena lo vide, posandogli le mani su le spalle. – Dio! come sei pallido! – aggiunse sbigottita.
– Aspetta, aspetta… – mormorò egli ansimante, lasciandosi cader di peso, quasi in deliquio, su una seggiola.
– Ma come sei venuto? Mio Dio, che hai avuto? Ah, come t’ho aspettato! Sei stato male assai?… Lo vedo, lo vedo… Il cuore mi parlava. Ah, che giornate, se sapessi! Due mesi! Di’, nessuno ha avuto cura di te?
– Lietta! Dov’è Lietta? Chiamala.
– Sì; ma ti senti meglio? Lietta! non vieni a vedere il babbo tuo? Vieni. Sì, è qui, è tornato!
Lietta accorse con le manine levate e si gettò fra le braccia del padre, che se la strinse al petto lungamente, baciandola senza fine.
– T’ha aspettato, caro angelo mio, ogni giorno. Ogni giorno a domandarmi: «E babbo?». «Domani, verrà domani.» «Non viene?» «Verrà, sì, non dubitare.» – Figlia mia cara, mi vedi? son qui, son venuto!
Lietta guardava stupita il padre come se non lo riconoscesse più, così cangiato, pallido, smunto.
– Vedi che il babbo tuo è stato malato? – le disse Elena. – Malato, povero babbo! Non sai dirgli nulla? Fagli su una carezza.
Lietta alzò una manina al collo del padre e lo baciò su la guancia. Ercole se la strinse di nuovo al petto
– Vuoi venire col babbo tuo, adesso? Ti porterò in vettura; vuoi venire? Sempre con me, sempre!
– Parlami, raccontami – gli disse Elena. – Che hai avuto? Non mi dici nulla?
– Ora ti dirò… – le rispose Ercole, ridiventando ad un tratto pallido come quand’era entrato, e più fosco.
– Che hai da dirmi? – domandò ella, colpita dall’accento e dall’aspetto di lui. – Conduco di là Lietta?
– Si, è meglio.
Uscita la bambina, Elena chiuse l’uscio e, rivolgendosi all’Orgera, con le ciglia aggrottate, gli disse:
– Sai, ho capito! Ti sei rappacificato con tua moglie?
– Sì, – rispose Ercole guardandola negli occhi.
– Ah, e sei venuto a dirmelo? Bravo! Ti ha perdonato? Lo sospettavo… Ma a che patto? E perché sei dunque venuto? Non dovremo più vederci? Rispondi.
– No – disse Ercole cupo, e pur con un sorriso impercettibile, nervoso: – Come vuoi che…
– E sei venuto per dirmi questo? Dopo tanta attesa? Come!… Ti sei imbecillito! Abbandonarmi così? E Lietta? Che ne farai di Lietta?
– Lietta verrà con me.
– Che dici? Sei pazzo? Verrà con te? dove?
– Con me, in casa mia…
– In quale casa? In casa di tua moglie! Ah vi siete accordati a questo patto? su la figlia mia? E tu, tu hai potuto…? Hai avuto il coraggio di venir da me per strapparmi la figliuola? E hai potuto credere un momento che io te la dessi? Vattene, vattene! Non posso più vederti qui; vattene, o ti scaccio!
– Chi scacci? – gridò rabbiosamente Ercole: – Come puoi tu…? Ma già, è inutile risponderti… Vuoi ragionare? Non vuoi. M’insulti… Dammi Lietta e me ne vado.
– Sei pazzo? Ah tu non me la strapperai; avrò più forza di te! È figlia mia, com’è figlia tua, capisci?
– Non con la forza, con la ragione – incalzò Ercole. – Vuoi ragionare? Lasciami dire, ascoltami…
– Non sento ragioni! Ragioni d’un pazzo! Vieni a dirmi: «Ti tolgo la figlia» e vuoi che ragioni con te! Ma, Dio mio, è giusto, è onesto?

Comments are closed.
contatore accessi web