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IL NIDO di Luigi Pirandello |Testo

Quella lì adesso da un canto ha rimorso, s’intende; dall’altro, poi, pensa che la sua condizione non è più sostenibile che insomma bisogna provvedere… chi sa!… finirla, ecco, probabilmente. Lui per ora si oppone; ma quella lì ha da pensare ai due orfanelli, intendi? E questi vedrai, ti salveranno.
La vecchia ciarliera seguitò a lungo sullo stesso tono; ma Livia non la ascoltava più. Ah dunque il suo progetto non era così fuor dal possibile com’ella s’era costretta a credere? E se quella donna non voleva abbandonar la figlia, poteva pretendere che invece la abbandonasse Ercole? Non avevano tutti e due gli stessi diritti su la bambina? Ah, chi sa! forse Ercole aspettava soltanto un cenno da lei, e sarebbe subito corso a prender la bimba, per cui tanto soffriva! Ed eccolo liberato per sempre da quella donna!
A poco a poco intanto, mercé le rigorose cure e l’assoluto riposo, Ercole cominciava a migliorare. La prima volta ch’egli s’accorse della presenza di Livia nella camera, chiuse gli occhi come per fuggire la realtà. Durante la malattia s’era sentito circondato di cure amorosissime: le doveva dunque a lei? Lo aveva vegliato lei con tanta abnegazione, lei assistito con tanta tenerezza?
Un giorno finalmente, sull’alba, mentr’ella se ne stava seduta al capezzale, sentì inaspettatamente la mano del marito cercare e stringer la sua. Levò stupita il capo che teneva appoggiato al guanciale di lui, e lo guardò; egli piangeva con gli occhi chiusi.
– Ercole, che hai?… – balbettò commossa, non riuscendo neppur lei a frenar le lacrime.
Egli le strinse più forte la mano, senz’aprir gli occhi. Poi le disse:
– Grazie… Perdonami.
– Sì… sì… Non agitarti… Ho compreso tutto.
– Perdonami – ripeté Ercole.
– Sì, sì, t’ho già perdonato… Ora sta’ calmo… So quello che desideri.
Ercole aprì gli occhi, come per accertarsi sul volto di Livia se aveva inteso bene.
– Tu vuoi vederla, è vero? – aggiunse ella con un fil di voce, chinandosi su lui.
– Oh, Livia, tu… – sclamò egli, fissandola quasi impaurito.
– La vorresti qui, è vero? Ebbene, senti: io ci ho pensato… Non darti pena… sono contenta; l’avrai qui, se vuoi, per sempre! Intendi? Qui, qui, in casa nostra… Sì, lo comprendo: ormai non può essere altrimenti. Ma io ne sono contenta. Tua figlia sarà anche mia figlia d’ora in poi; va bene così?… Calmati, calmati; ne riparleremo… Ci ho pensato a lungo, qui, accanto al tuo letto. Poi ti dirò… Adesso, zitto! riposa; io me ne vado…
La prima volta ch’egli poté reggersi in piedi fu condotto da Livia nella stanza attigua all’antica loro camera da letto.
– Le collocheremo il lettuccio qui, ti piace? Così starà accanto a noi. Andrò a comprarglielo io stessa; un bel lettuccio, vedrai!
– Già l’ha… – sfuggì ad Ercole.
– No, uno nuovo, uno nuovo! – disse Livia, fingendo di non accorgersi del turbamento di lui. Poi soggiunse: – Ah, dunque dorme sola? – Sì, sola.
– Desidero tanto di vederla… forse quanto te. Quando andrai a prenderla?
– Appena potrò. Bisogna che pensi, che veda… Non è facile. Ma ci riuscirò; dev’esser così.

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