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LA MADONNINA di Luigi Pirandello | Testo

Veramente il padre beneficiale Fiorìca avrebbe desiderato che madrina della campana fosse la signora Greli, o almeno una delle figliuole, la maggiore che aveva circa diciott’anni. Rimase però grato poi, in cuor suo, al signor Greli di non aver voluto condiscendere a quel suo desiderio, vedendo il miracolo che il battesimo della campana operò nell’anima di quel fanciullo.
Fu forse per l’esaltazione della festa, o forse per la simpatia che gli testimoniarono tutti i fedeli della parrocchia; o piuttosto la voce ch’egli per primo trasse da quella campana benedetta, salito su in cima al campanile, nel luminoso azzurro del cielo. Il fatto è che da quel giorno in poi la voce di quella campana lo chiamò ogni mattina alla chiesa, per la prima messa. Di nascosto, udendo quella voce, balzava dal letto e correva in cerca della vecchia serva di casa perché lo conducesse con sé.
– E se papà non volesse? – gli diceva la serva.
Ma Guiduccio insisteva, scosso da un brivido a ogni rintocco della campana che seguitava a chiamar sommessa nella notte. E per l’angusta viuzza, ancora invasa dalle tenebre notturne, abbrividendo, si stringeva alla vecchia serva e, arrivato alla piazzetta della chiesa, alzava gli occhi al campanile, e allo sgomento misterioso che gliene veniva, non meno misterioso rispondeva il conforto che, appena entrato nella chiesa, gli veniva dai ceri placidi accesi sull’altare, nella frescura dell’ombra solenne insaporata d’incenso.
La prima volta che il padre beneficiale Fiorìca, voltandosi dall’altare verso i fedeli, se lo vide davanti inginocchiato dinanzi alla balaustrata, con gli occhioni, tra i riccioli castani, ancora imbambolati, spalancati e lucenti quasi di follia divina, si sentì fendere le reni da un lungo brivido di tenerezza e dovette far violenza a se stesso per resistere alla tentazione di scendere dall’altare a carezzare quel volto d’angelo e quelle manine congiunte.
Finita la messa, fece segno alla vecchia di condurre il bimbo in sagrestia; e lì se lo prese in braccio, lo baciò in fronte e sui capelli gli mostrò a uno a uno tutti gli arredi e i paramenti sacri, le pianete coi ricami e le brusche d’oro e i càmici e le stole, le mitrie, i manipoli, tutti odorosi d’incenso e di cera: lo persuase poi dolcemente a confessare alla mamma d’esser venuto in chiesa, quella mattina, per il richiamo della sua campana santa, e a pregarla che gli concedesse di ritornarci. Infine lo invitò – sempre col permesso della mamma – alla canonica, a vedere i fiori nel giardinetto, le vignette colorate dei libri e i santini, e a sentire qualche suo raccontino.
Guiduccio andò ogni giorno alla canonica, avido dei racconti della storia sacra. E il padre beneficiale Fiorìca, vedendosi davanti spalancati e intenti quegli occhioni fervidi nel visetto pallido e ardito, tremava di commozione per la grazia che Dio gli concedeva di bearsi di quel meraviglioso fiorire della fede in quella candida anima infantile; e quando, sul piú bello di quei racconti, Guiduccio, non riuscendo piú a contenere l’interna esaltazione, gli buttava le braccia al collo e gli si stringeva al petto, fremente, ne provava tale gaudio e insieme tale sgomento, che si sentiva quasi schiantar l’anima, e piangendo e premendo le mani sulle terga del bimbo, esclamava:
– Oh figlio mio! E che vorrà Dio da te?
Ma sì! Il diavolo stava intanto in agguato dietro il seggiolone su cui il padre beneficiale Fiorìca sedeva con Guiduccio sulle ginocchia; e il padre beneficiale Fiorìca, al solito, non se n’accorgeva.
Avrebbe potuto notare, santo Dio, una cert’ombra che di tratto in tratto passava sul volto del fanciullo e gli faceva corrugare un po’ le ciglia. Quell’ombra, quel corrugamento di ciglia erano provocati dalla bonaria indulgenza con cui egli velava e assolveva certi fatti della storia sacra; bonaria indulgenza che turbava profondamente l’anima risentita del fanciullo già forse messa in diffidenza a casa e fors’anche derisa dal padre e dalle sorelle.
Ed ecco allora in che modo il diavolo trasse partito da questi e tant’altri piccoli segni che sfuggivano all’accorgimento del padre Fiorìca.

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