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NOTIZIE DEL MONDO di Luigi Pirandello | Testo

Come se tutti i semi, a uno a uno, per trovarteli, le gambe non me le fossi rotte io per intere giornate, pezzo d’ingrato! Ma il bisogno di farti subito bello davanti a quella mademoiselle esclamativa…
A vederti tutt’a un tratto quel lustro di vecchio ubriaco negli occhi piccini piccini, e liquefare in certi sorrisi da scemo, ti avrei bastonato, ti avrei bastonato, parola d’onore. E quando lei disse che giù con la mamma malata non faceva altro che parlare di noi due, della dolcezza della nostra vita in comune:
– Due poveri vecchi, – m’affrettai a dirle (ti ricordi?) guardandola con certi occhi da farla sprofondare tre palmi sottoterra dalla vergogna.
Tu lo notasti, e subito, imbecille (lasciamelo dire):
– No, sa? vecchio lui solo, signorina! e brontolone, e seccatore. Non creda mica alla dolcezza della nostra vita! Sapesse che arrabbiature mi fa prendere!
Passati ora una mano sulla coscienza: mi meritavo questo da te?
Lasciamo andare. Ti castigai. Questa casa che tengo in affitto da cinque anni, rappresentò il castigo per te; non ostante che poco dopo il tuo matrimonio non avessi saputo tener duro e avessi ripreso a vivere quasi tutto il giorno con te.
Ma il letto a casa tua, no, mai più!
E ogni notte, sai, prima di lasciarti, pregavo tutti i venti della terra che andassero a prendere e rovesciassero su Roma un uragano, perché tu provassi rimorso nel vedermi andar via solo, povero vecchio, a dormire altrove, mentre prima il mio lettuccio era accanto al tuo e tenevamo calda la cameretta nostra. Avrei voluto, guarda, in una di queste notti di pioggia e di vento, ammalarmi, per accrescerti il rimorso; anche morire… – sì, sono arrivato ad assaporare il tossico di queste voluttà. Ma io, ahimè! ho la pelle dura, io; e sei morto tu, invece, tu e per causa di lei – lasciamelo dire!
Ah Momino, Momino: corrotta veramente la Francia! Si diventa per forza o così enfatici o così sdolcinati a parlar francese, specialmente delle donne e con le donne! La signorina d’abbasso, sapendo che tu insegnavi il francese, voleva parlare il francese con te:
– Oh que vous êetes gentil, monsieur Momino, de m’apprendre à prononcer si poliment le français!
Vedi? E ora torno a maledire il momento che a tua insaputa mi posi con impegno a fartelo ottenere quel posticino alle tecniche. Stando con me, non ti sarebbe mancato mai nulla; invece, professor di francese, enfasi, enfasi, credesti di poterti permettere di prender moglie all’età tua, e ti rovinasti.
Non ci si pensi più. Tu sai che sentimenti nutra io per tua moglie: tuttavia, non dubitare, ti darò frequenti notizie anche di lei.
Ma voglio riallacciare le fila proprio dal momento che il mondo per te si fece vano; dal momento che, sentendoti colpire improvvisamente dalla morte, a tavola, mentre si cenava, alla mia esclamazione: «Non è niente! non è niente!» rispondesti:
– L’ora di dire addio.
Furono le tue ultime parole. Il giorno appresso, alle nove del mattino, dopo tredici ore di agonia: morto.
Mi parrà sempre d’udire nel silenzio della notte il tremendo rantolo della tua agonia. Che cosa orribile, Momino, rantolare a quel modo! Non mi pareva vero che lo potessi far tu! E ti sei tutto… ah Dio! il letto, la camicia… Tu sempre così pulito! E quell’arrangolio fischiante, che faceva venir la disperazione a chi ti stava vicino, di non poterti far nulla… E non dimenticherò mai, mai, la lugubre veglia della notte appresso, con tutte le finestre aperte sul fiume. Vegliare di notte un morto, con un fiume che si sente scorrere sotto; affacciarsi alla finestra e vedere andar piccola piccola l’ombra di qualche passante sul ponte illuminato…
Intanto, bisogna dire la verità: tua moglie t’ha pianto molto, sai? e seguita. Io no, ma, stordito come sono ancora, ho pensato a tutto, io.
Mezzanotte, Momino: l’ora solita. Me ne vado a letto.
Che silenzio! Mi pare che tutta la notte intorno sia piena della tua morte. E questo ronzio del lumetto…
Basta. Qua, nella camera attigua, per me, un letto candido e soffice. Tu chiuso in una doppia cassa in quel grottino al Pincetto, Numero 51, povero Momino mio!
Non ho il coraggio di dirti buona notte.

II
Oggi mi sono accorto che anche i cimiteri sono fatti per i vivi.
Questo del Verano, poi, addirittura una città ridotta. I poveri, peggio che a pianterreno; i ricchi, palazzine di vario stile, giardinetto intorno, cappella dentro; e coltiva quello un giardiniere vivo e pagato, e officia in questa un prete vivo e pagato.

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