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UN CAVALLO NELLA LUNA di Luigi Pirandello | Testo

Cercò d’opporsi Nino, ma ella lo tirò su per le mani, lo fece sorgere in piedi, e poi via di corsa per il breve pendio di quella collinetta e quindi per quel mare di stoppie, agile e svelta come una cerbiatta. Egli, non facendo a tempo a seguirla, sempre più rosso, e come intronato, sudato, ansava, correndo, la chiamava, voleva una mano:
– Almeno la mano! almeno la mano! – andava gridando.
A un tratto ella si fermò dando un grido. Le si era levato davanti uno stormo di corvi, gracchiando. Più là, steso per terra, era un cavallo morto. Morto? No, no, non era morto: aveva gli occhi aperti. Dio, che occhi! Uno scheletro, era. E quelle costole! quei fianchi!
Nino sopravvenne, stronfiando, arrangolato:
– Andiamo… subito, via! Ritorniamo indietro!
– È vivo, guarda! – gridò Ida, con ribrezzo e pietà. – Leva la testa… Dio, che occhi! guarda, Nino!
– Ma sì, – fece lui, ancora ansimante. – Son venuti a buttarlo qua. Lascia; andiamocene! Che gusto? Non senti che già l’aria…
– E quei corvi? – esclamò lei con un brivido d’orrore. – Quei corvi se lo mangiano vivo?
– Ma, Ida, per carità! – pregò lui a mani giunte.
– Nino, basta! – gli gridò allora lei, al colmo della stizza nel vederlo così supplice e melenso. – Rispondi: se lo mangiano vivo?
– Che vuoi che sappia io, come se lo mangiano. Aspetteranno…
– Che muoja qui, di fame, di sete? – riprese ella, col volto tutto strizzato dalla compassione e dall’orrore. – Perché è vecchio? perché non serve più? Ah, povera bestia! che infamia! che infamia! Ma che cuore hanno codesti villani? che cuore avete voi qua?
– Scusami, – diss’egli, alterandosi, – tu senti tanta pietà per una bestia…
– Non dovrei sentirne?
– Ma non ne senti per me!
– E che sei bestia tu? che stai morendo forse di fame e di sete, tu, buttato in mezzo alle stoppie? Senti… oh guarda i corvi, Nino, su… guarda… fanno la ruota. Oh che cosa orribile, infame, mostruosa. Guarda… oh, povera bestia… prova a rizzarsi! Nino, si muove… forse può ancora camminare… Nino, su, ajutiamola… smuoviti!
– Ma che vuoi che gli faccia io? – proruppe egli, esasperato. – Me lo posso trascinare dietro? caricarmelo su le spalle? Ci mancava il cavallo, ci mancava! Come vuoi che cammini? Non vedi che è mezzo morto?
– E se gli facessimo portare da mangiare?
– E da bere, anche!
– Oh, come sei cattivo, Nino! – disse Ida con le lagrime agli occhi.
E si chinò, vincendo il ribrezzo, a carezzare con la mano, appena appena, la testa del cavallo che s’era tirato su a stento da terra, ginocchioni su le due zampe davanti, mostrando pur nell’avvilimento di quella sua miseria infinita un ultimo resto, nel collo e nell’aria del capo, della sua nobile bellezza.

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