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L’USCITA DEL VEDOVO di Luigi Pirandello | Testo

Eh già… Egli poteva uscire, ormai, volendo. Nessuno piú gliel’impediva. Ma dove andare? e perché? Che funebre squallore nel buio delle vie deserte, vegliate dai radi lampioni! Rivide col pensiero, come in sogno, altre vie meglio illuminate; immaginò la gente che vi passava, assorta nelle proprie cure, con affetti vivi in cuore, con desiderii vivi nell’anima, o guidata da una abitudine ch’egli non aveva piú; immaginò i caffè luccicanti di specchi…
D’un subito si voltò a guardar la camera, come a un richiamo imperioso, minaccioso dello spettro della moglie. Cominciava già a venir meno al giuramento? No, no! E si recò nella camera dei bambini; si chinò sui lettucci per contemplarli nel dolce sonno; rattenne la mano tratta irresistibilmente a carezzar le loro testoline: poi si volse soffocato dall’angoscia, a guardare il ritratto della moglie.
Oh con quale ardore la desiderò in quel momento! Sì, sì, non ostante tutto il martirio che ella gli aveva inflitto per nove anni. Sì, egli la voleva, la voleva! aveva bisogno di lei! Senza di lei non poteva piú vincere. Oh, anche a costo di soffrire da lei le pene piú ingiuste e piú crudeli… Non poteva rassegnarsi a vedere così spezzata per sempre la sua esistenza!
Aveva appena quarant’anni!

IV
Man mano che i giorni passavano, e i mesi ormai (eran già quattro mesi!), quel posto vuoto, lì, nel letto matrimoniale, gli suscitava ogni notte, nel cocente ricordo, smanie vieppiú disperate.
Col volto nascosto, affondato nel guanciale che si bagnava di lagrime, bisbigliava nell’ambascia della passione il nome di lei:
– Cesira… Cesira…
E il cuore gli si schiantava.
– Sempre così… sempre così – mormorava poi, più calmo, con gli occhi sbarrati nel bujo.
Ah come s’era ingannata la moglie sul conto di lui!

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