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L’USCITA DEL VEDOVO di Luigi Pirandello | Testo

– Sai pur che io…
– Tu? – inveiva la moglie. – Tu? Ma tu, il primo! Tu domani, se io morissi! Siete tutti gli stessi! Poveri figli miei! chi sa in quali mani cadrebbero! Con un tal uomo! Per questo, vedi, Dio mi deve conceder la grazia di non farmi morire prima di te! Io, scusami, sai! io, per il bene dei figliuoli, io prima con questi occhi devo vederti morto. Io, io. E piangerti anche! Oh, sta’ pur sicuro che ti piango!
Teodoro Piovanelli si sentiva scoppiare il cuore.
– Ma sì… vorrei anch’io… me l’auguro anch’io…
E seguitando a sorridere a quel modo, si levava da tavola e si affacciava alla finestra; per un po’ d’aria.

II
Nessuno meglio di lui poteva sapere quanto fosse ingiusta la moglie, dicendo così.
Riammogliarsi lui? Ma Dio lo doveva prima fulminare!
Non solo per il bene dei figliuoli non lo avrebbe mai fatto, ma neanche per sé. E non già perché fosse scottato del matrimonio a causa della moglie che gli era toccata in sorte, ma anche per un tristo concetto che gli s’era profondamente radicato in corpo: di non aver fortuna, ecco; e che infelicissimo sarebbe stato sempre con qualunque donna, se tale era con questa che in fondo, via non era cattiva: tutt’altro, anzi! saggia massaia, amante della casa e dei figliuoli… forse un po’ troppo franca nel parlare; sì, ma lieve difetto, in fin dei conti, che tante buone qualità avrebbero potuto compensare, se non fosse stato accompagnato da un brutto male, ah brutto… brutto… – la gelosia.
Santo Dio! Vera e propria mala sorte. Gelosia di lui! Fedele come un cane, per natura, una donna sola anche da scapolo gli era sempre bastata. Gli amici, in gioventú, lo burlavano per questo. Ma che poteva farci? Non gli piaceva cambiare. Forse… sì, magari non sapeva. Perché… inutile negarlo; timido, con le donne; tanto timido da far compassione finanche a se stesso certe volte, per le meschine figure che faceva. E sua moglie, intanto, certe scene, certe scene che, se i suoi amici d’un tempo fossero stati dietro l’uscio a sentire, sarebbero crepati dalle risa. Per così futili pretesti, poi… Una volta, perché, distratto, s’era un po’ arricciati i baffi, per via. Un’altra volta perché, in sogno, aveva riso… Una terza volta perché ella aveva letto nella cronaca d’un giornale che un marito aveva ingannato la moglie ed era stato scoperto…
Diventava un supplizio per lui, ogni sera, la lettura del giornale. Sua moglie gli si metteva dietro le spalle e cercava, come un bracco, nella cronaca, i fatti scandalosi. Appena ne trovava uno:
– Qua! Leggi qua! Hai letto? Lo vedi di che siete capaci?…
E giú una filza di male parole.

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