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L’UCCELLO IMPAGLIATO di Luigi Pirandello | Testo

La piccola donna Fanny, la cameriera, che non si sentiva ancora tanto vecchia e in parecchi anni che stava lì a servizio non era per anco riuscita a levarsi dal capo che il padrone avesse qualche mira su lei e per timidezza non glielo sapesse dire; vedendolo gironzare così per casa, gli sorrideva e gli domandava:
– Vuole qualche cosa, signorino?
Marco Picotti la guardava d’alto in basso e le rispondeva, asciutto:
– Non voglio nulla. Soffiatevi il naso!
Donna Fanny si storceva tutta e soggiungeva:
– Capisco, capisco… Vossignoria mi rimprovera perché mi vuol bene.
– Non voglio bene a nessuno! – le gridava allora con tanto d’occhi sbarrati. – Vi dico: soffiatevi il naso, perché pigliate tabacco! E quando uno piglia tabacco, non fa veder certe gocce che pendono dal naso.
Le voltava le spalle, e si rimetteva a fischiettare, dimenando il fiocco e gironzando.
Un giorno, la vedova del fratello ebbe la cattiva ispirazione di fargli una visita.
– Per carità, no! – le gridò lui, premendosi forte le mani sul volto per non vederla piangere, così vestita di nero. – Andate, andate via! Non v’arrischiate più a venire, per carità! Volete farmi morire? Ve ne scongiuro, andate via subito! Non posso vedervi, non posso vedervi!
Un attentato gli parve, quella visita. Ma che credeva colei, ch’egli non pensasse più al fratello? Ci pensava, ci pensava… Soltanto fingeva di non pensarci, perché non doveva, ancora non doveva!
Per tutto un giorno ci stette male. E anche la notte, nello svegliarsi, ebbe un furioso accesso di pianto, di cui la mattina dopo finse di non ricordarsi più. Ilare, ilare, la mattina dopo; fischiettava come un merlo, e ogni tanto:
– «Fa caldo… Bel tempo…»
Quando i baffi, che gli s’erano conservati ostinatamente neri, cominciarono a brizzolarglisi, come già i capelli su le tempie, – anziché affliggersene – ne fu contento, contentissimo. La tisi – poiché tutti i suoi erano morti giovanissimi – gli richiamava l’idea della gioventù. Più se n’allontanava, più si sentiva sicuro. Voleva, doveva invecchiare. Con la gioventù odiava tutte le cose che le si riferivano: l’amore, la primavera. Sopra tutte, la primavera. Sapeva che questa era la stagione più temibile per i malati di petto. E con sorda stizza vedeva rinverdire ingemmarsi gli alberi del giardinetto.
Di primavera non usciva più di casa. Dopo il desinare rimaneva a tavola e si divertiva a far l’armonica coi bicchieri. Se donna Fanny accorreva al suono, come una farfalletta al lume, la cacciava via, aspramente.

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