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LA BERRETTA DI PADOVA di Luigi Pirandello | Testo

Per via, tanta gente pareva si divertisse a fermarlo:
– È morto Lizio Gallo, sapete?
– E non vedete che piango?
Tutti in paese ne facevano le lodi e ne commiseravano la fine immatura, pur sorridendo mestamente al ricordo delle sue tante baggianate. I molti creditori chiudevano gli occhi, sospirando, e alzavano la mano per rimettergli il debito.
Cirlinciò trovò donna Giacomina inconsolabile. Quattro torcetti ardevano agli angoli del letto su cui il compare giaceva, coperto da un lenzuolo. Piangendo, la vedova narrò al compare com’era avvenuta la disgrazia.
– A tradimento, – diceva. – Ma già, volendola dire, da parecchio tempo, Lizio mio non pareva piú lui!
Cirlinciò piangendo annuiva e in prova narrò alla vedova l’ultima visita del compare alla bottega.
– Lo so! lo so! – gli disse donna Giacomina. – Ah, quanto se ne afflisse, povero Lizio mio! Le vostre parole, compare, gli rimasero confitte nel cuore come tante spade!
Cirlinciò pareva una fontana.
– E piú mi piange il cuore, – seguitò la vedova, – che ora me lo vedrò portar via sul cataletto dei poveri, sotto uno straccio nero…
Cirlinciò allora, con impeto di commozione, si profferse per le spese d’una pompa funebre. Ma donna Giacomina lo ringraziò; gli disse esser quella l’espressa volontà del marito, e che lei voleva rispettarla, e che anzi il marito non avrebbe neppur voluto l’accompagnamento funebre, e che infine aveva indicato la chiesa ove, da morto, voleva passare l’ultima notte, secondo l’uso: la chiesetta cioè di Santa Lucia, come la piú umile e la piú fuorimano, per chi se ne volesse andare quasi di nascosto, senza mortorio.
Cirlinciò insistette; ma alla fine si dovette arrendere alla volontà della vedova.
– Ma quanto all’accompagnamento – disse, licenziandosi, – – siate pur certa che tutto il paese oggi sarà dietro il povero compare.
E non s’ingannò.
Ora, andando il mortorio per la strada che conduce alla chiesetta di Santa Lucia, avvenne a Cirlinciò, il quale si trovava proprio in testa dietro al cataletto che quattro portantini, due di qua, due di là, sorreggevano per le stanghe, di fissare gli occhi lagrimosi su quella sua fiammante berretta di Padova, che il morto teneva in capo e che spenzolava e dondolava fuori della testata del cataletto. La berretta che il compare non gli aveva pagata. Tentazione!
Cercò piú volte il povero Cirlinciò di distrarne lo sguardo; ma poco dopo gli occhi tornavano a guardarla, attirati da quel dondolio che seguiva il passo cadenzato dei portantini. Avrebbe voluto consigliare a uno di questi di ripiegare sul capo al morto la berretta e porvi sopra la coltre per fermarla.
« Ma sì! Non ci mancherebbe altro », rifletteva, poi, « che io, proprio io vi richiamassi l’attenzione della gente. Già forse, vedendomi qua e guardando questa berretta, tutti ridono di me, sotto i baffi. »
Morso da questo sospetto, lanciò due occhiatacce oblique ai vicini, sicuro di legger loro negli occhi il temuto dileggio; poi si rivolse con rabbioso rammarico alla berretta dondolante. – Com’era bella! com’era fina! E ora, – peccato! – o sarebbe andata a finire sul capo a un becchino, o sottoterra, inutilmente, col compare.
Questi due casi, e maggiormente il primo ch’era il piú probabile, cominciarono a esagitarlo così, che, senza quasi volerlo, si diede a pensare se ci fosse modo di riavere quella berretta. Lanciò di nuovo qualche occhiata intorno e s’accorse che molti, procedendo, seguivano quel dondolar cadenzato, che a lui cagionava tante smanie, anzi un vero supplizio. Gli parve perfino che, prendendo quasi a materia il rumore dei passi dei portantini, quel dondolio ripetesse forte, a tutti, senza posa:

È stato – gabbato,
È stato – gabbato…
No, perdio, no! Anche a costo di passare l’intera nottata nascosto nella chiesetta di Santa Lucia, egli doveva, doveva riavere quella berretta ch’era sua! Tanto, che se ne faceva piú il compare, morto? Era nuova fiammante! ed egli avrebbe potuto rimetterla, senz’altro, dentro lo scaffale. Poiché, perdio, non si trattava soltanto di mantenere un proposito deliberato, ma anche di non venir meno a un giuramento fatto, ecco, a un giuramento! a un giuramento!
Così, quando il mortorio giunse (ch’era già sera chiusa) alla chiesetta fuorimano dove lo scaccino aveva preparato i due cavalletti su cui il misero feretro doveva esser deposto, mentre la gente assisteva alla benedizione del cadavere, andò a nascondersi quatto quatto dietro un confessionale.
Come la chiesa fu sgombra, lo scaccino con la lanterna in mano si recò a chiudere il portone, poi entrò in sagrestia a prender l’olio per rifornire un lampadina votivo davanti a un altare.
Nel silenzio della chiesa, quei passi strascicati rintronarono cupamente.
Della solenne vacuità dell’interno sacro, nel bujo, Cirlinciò ebbe in prima tale sgomento, che fu lì lì per farsi avanti e pregare il sagrestano, che lo facesse andar via. Ma riuscì a trattenersi.

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