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LA BERRETTA DI PADOVA di Luigi Pirandello | Testo

– E pure voi sospirate, compare; vi vedo! – soggiunse il Gallo, tentennando il capo. – Ma avete ragione! Non posso piú accostarmi a un amico, lo so. Mi sfuggono tutti! E intanto, piú che per me, credetemi, soffro per gli altri, a cui debbo cagionare la pena della mia vista. Ah! vi giuro che se non fosse per Giacomina mia moglie, a quest’ora…
– Che dite! – gli diede sulla voce Cirlinciò.
– E sapete che altro mi tiene? – riprese Lizio Gallo. – Quel poderetto che mi recò in dote mia moglie, pur così gravato com’è d’ipoteche. Ho speranza compare, che debba essere la mia salvezza, per via di non so che scavi che ci vuol fare il Governo. Dicono che là sotto ci sono le antichità di Camìco. Uhm! Rottami… Che saranno? Ma, se è vero questo, sono a cavallo. E non dubitate, compare: prima di tutti, penserei a voi. Già il Governatore m’ha fatto sapere che vuol parlare con me. Dovrei andarci domattina. Ma come ci vado?
– Perché? – domandò, stordito, Cirlinciò.
– Con questi stracci? Non mi vedete? Per l’abito, forse, potrei rimediare. Mio cognato, che ha su per giú la mia stessa statura, se n’è fatto uno nuovo da pochi giorni e me lo presterebbe. Ma la berretta? Ha un testone così!
– Ah! Anche voi! – esclamò allora Cirlinciò spalancando tanto d’occhi.
– Come, anch’io? – disse con la faccia piú fresca del mondo il Gallo. – Che son forse solito di andare per via a capo scoperto? Ora questa berretta, vedete? non ne vuol piú sapere.
– E venite da me? – riprese Cirlinciò, col volto avvampato di stizza. – Scusatemi, compare: gnornò! non ve la do! non ve la posso dare!
– Ma io non dico dare. Ve la pagherò.
– Avete i denari?
– Li avrò.
– Niente, allora! Quando li avrete.
– È la prima volta, – gli fece notare, dolente e con calma, il Gallo, – è la prima volta che vengo da voi per una padovana.
– Ma io ho giurato, lo sapete! Ho giurato! ho giurato!
– Lo so. Ma vedete perché mi serve?
– Non sento ragione! Piuttosto, guardate, piuttosto vi do tre tarì e vi dico di andarvela a comprare in un’altra bottega.
Lizio Gallo sorrise mestamente, e disse:
– Caro compare, se voi mi date tre tarì, lo sapete, io me li mangio, e berretta non me ne compro. Dunque, datemi la berretta.
– Dunque, né questa né quelli! – concluse Cirlinciò, duro. Lizio Gallo si levò pian piano da sedere, sospirando:
– E va bene! Avete ragione. Cerco la via per uscire da questi guai e vedo che l’unica, per me, sarebbe di morire, lo so.
– Morire… – masticò Cirlinciò. – C’è bisogno di morire? Tanto, la berretta dovete levarvela in presenza del Governatore.
– Eh già! – esclamò il Gallo. – Bella figura ci farei per istrada con l’abito nuoto e la berretta vecchia! Ma dite piuttosto che non volete darmela.
E si mosse per uscire. Cirlinciò allora, al solito, pentito, lo acchiappò per un braccio e gli disse all’orecchio:
– Vi do tre giorni di tempo per il pagamento. Ma non lo dite a nessuno! Fra tre giorni… badate! sono capace di levarvela dal capo, per istrada, appena vi vedo passare. Sono porco io, se mi ci metto!
Aprì lo scaffale e ne trasse una bellissima berretta di Padova. Lizio Gallo se la provò. Gli andava bene.
– Quanto mi pesa! – disse, scotendo il capo. – Mi sentivo male, venendo qua; voi mi avete dato il colpo di grazia, compare!
E se ne andò.
Tutto poteva aspettarsi il povero Cirlinciò, tranne che Lizio Gallo, dopo due giorni, dovesse davvero morire!
Si mise a piangere come un vitello, dal rimorso, ripensando – ah! – alle ultime parole del compare – ah! – gli pareva di vederselo ancora lì, nella bottega, nell’atto di tentennare amaramente il capo, – ah! – ah! – ah!
E corse alla casa del morto, per condolersi con la vedova donna Giacomina.

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