Footer menù

PIUMA di Luigi Pirandello | Testo

Con gli occhiali, povera mimma, chi sa qualcuno non volesse credere di chi era figlia; ma ben pasciuta poi, sana, placida e – si poteva giurare – perfettamente ignara dell’affanno che aveva dovuto costare alla madre il metterla al mondo illecitamente; ignara e beata de le belle rosse mele che si potevano intanto mangiare, così con tutta la buccia e col solo ajuto dei dentini, in questo illecito mondo, dove per lei forse solamente alle bambole poteva capitare la disgrazia di perdere un piede e il parrucchino di stoppa.
Volle avere pietà; e quando, poco dopo, la madre accorse tutta sossopra e quasi atterrita a ritirar di furia quella bimba dalla camera, ove certo s’era introdotta eludendo la rigorosa vigilanza, chiuse gli occhi e finse di dormire davvero. Finse di dormire anche quando la cugina, ancora tutta rimescolata, venne a riprendere il suo posto d’assistenza presso il letto; ma, Dio Dio, che tentazione d’aprire un tratto gli occhi ridenti e di domandarle all’improvviso:
– Come si chiama?
Sì, via, bisognava un giorno o l’altro venire a questa risoluzione. Chi sa quali disordini cagionava di là il mantenere ancora, qua, tutto questo inutile mistero! E poi anche si moriva dalla curiosità di sapere se l’altro figliuolo fosse un bamboccetto o un’altra bamboccetta, e se anche questa seconda, per non sbagliare, fosse con gli occhiali.
Ma s’infranse da sé il mistero, in un modo inopinato, pochi giorni dopo l’entrata furtiva di quella bimba nella camera.
Urli, pianti, fracasso di seggiole rovesciate, un gran subbuglio, quel giorno, venne dalle stanze di là, nell’ora del desinare. Ella indovinò che qualcuno era trascinato con molto stento, sorretto per la testa e pei piedi, da una stanza all’altra, dalla sala da pranzo a un letto. Il marito? Un colpo d’apoplessia? I pianti, gli urli erano disperati. Doveva esser morto.
Non per lei, che da tanto tempo stava qui ad aspettarla, sua preda accaparrata, ma per un altro che non se l’aspettava, la morte era entrata nella casa. Era entrata, forse; passando innanzi all’uscio socchiuso di quella camera bianca; forse s’era fermata un momento a guardarla sul bianco letto; poi s’era introdotta di là nella sala da pranzo per picchiar di dietro col dito adunco sul cranio lucido del grosso marito intento a divorare senza sospetto il suo pranzo quotidiano.
Doveva ora piangere di questa disgrazia? Era per quelli che restavano in vita. Le feste, i lutti, le gioje, i dolori degli altri non erano piú da gran tempo per lei, che dal suo letto li considerava solo come buffi aspetti di qualche cosa che piú non la riguardasse. Era anche lei della morte. Quell’esile filo di vita che conservava ancora, serviva per condurla fuori, lontano, nel passato, tra le cose morte, in cui solo il suo spirito viveva ancora, non chiedendo altro di qua, alla vita degli altri, che una goccia d’acqua, una goccia di latte; non poteva dunque legarla piú a questa vita degli altri, ormai estranea a lei, come un sogno senza senso.
Chiuse gli occhi ed aspettò che di là quel subbuglio a poco a poco si quietasse.

Comments are closed.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web